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Properzio

- Properzio nasce nel 49 a.C. in Umbria e muore nel 16 a.C.; vive alcune vicende delle guerre civili, in particolare i conflitti fra Ottaviano e Antonio, soprattutto la guerra di Perugia tra Ottaviano e il fratello di Antonio negli anni 40, inoltre perde il padre da giovane, quindi egli vive delle vicende molto dolorose.

- Lo ricordiamo per le sue elegie, in particolare per il suo amore verso Cinzia, a cui dedica la sua vita. Sappiamo poco di Cinzia, se non ciò che emerge dai versi del poeta: da essi apprendiamo che si trattava di una donna bella, elegante, raffinata, colta e affascinante, ma che era anche capricciosa e infedele. Però Properzio l’amò appassionatamente tanto che, anche dopo la morte della donna, la ricordò nelle sue poesie (quindi la ricorda sia quando è in vita sia quando è defunta).

- Properzio fu accolto nel circolo di Mecenate, dove troviamo anche Orazio e Virgilio.

Oltre a scrivere poesie d’amore, egli scrisse anche nel quarto libro delle sue elegie, probabilmente su invito di Mecenate, delle elegie erudite (sapienti, dotte), in cui cantava le vicende legate alle origini di Roma e ricercava nel mito le origini di nomi, culti o riti di Roma. Questo modo di procedere, cioè ricercare nel mito le origini di riti, culti o nomi di Roma, è il cosiddetto procedimento eziologico, e si rifà agli Aitia del poeta ellenistico Callimaco. Si chiama procedimento eziologico perché "aition", che diventa "ezio", in greco vuol dire causa, origine, quindi significa ricercare nel mito le origini, ed è un procedimento tipicamente alessandrino, ellenistico.

- Gli altri tre libri di elegie erano dedicati prevalentemente al tema dell’amore, dove veniva cantata questa donna, che è capricciosa e infedele, ma affascinante, elegante, raffinata, colta e intelligente. Anche Properzio afferma di voler dedicare la sua vita al servitium amoris, quindi dichiara la sua scelta dell’otium e rifiuta i negotia politico-militari e il mos maiorum, gli antichi valori romani, perché la sua relazione va al di fuori del matrimonio. Come Tibullo, prescinde dal mos maiorum, perché le vicende d’amore di questi poeti si collocano tutti al di fuori dei costumi tradizionali, ad esempio il matrimonio, il dovere del cittadino.

- Anche Properzio, come Tibullo (ma anche come Catullo), vorrebbe che il suo rapporto con la donna amata si basasse sulla fides, cioè sulla lealtà, sulla fiducia, sulla fedeltà. La fides è quel valore antico sul quale si dovrebbe fondare il matrimonio, quindi loro, al di fuori del matrimonio, ricercano quella fides, quella fedeltà, su cui si basa il vincolo matrimoniale.

- Lo stile di Properzio è diverso da quello di Tibullo, perché è più complesso, più oscuro, meno lineare e meno limpido.

Questi poeti come vedono l’amore? Per Orazio l’amore era un gioco, uno svago, una cosa superficiale, invece per Tibullo e Properzio l’amore è qualcosa di serio, non è un gioco e non è superficiale.

Ovidio

- Ovidio nasce nel 43 a.C. in Abruzzo, a Sulmona e muore nel 17 d.C. a Tomi, appartiene a una generazione che non ha vissuto e sofferto le vicende delle guerre civili in prima persona, ma quando si è già imposto il principato augusteo. Ovidio è di buona famiglia romana, compie un ottimo percorso di studi e completa la sua formazione con un soggiorno in Grecia. Ovidio si dedicò presto a quella che era la sua vocazione, cioè la poesia. Ovidio frequentò Orazio, Tibullo e Properzio.

- A un certo punto della sua vita Ovidio fu esiliato da Roma e Augusto lo relegò a Tomi, sul Mar Nero, nell’odierna Romania. Ovidio parla di un carmen e di un error (carmen et error) che sarebbero stati la causa del suo allontanamento da Roma, quali siano esattamente non lo sappiamo, ma possiamo fare solo delle ipotesi. Quando Ovidio parla di carmen forse allude alle sue opere, in particolare all’Ars amatoria in cui egli insegnava come sedurre e questo modo di concepire l’amore come arte della seduzione, quindi come gioco, era sicuramente in conflitto con il tentativo di restaurare gli antichi mores (mos maiorum) da parte di Augusto, tentativo che sarà vano. L’error, invece, non sappiamo se sia stato un suo coinvolgimento in una vicenda di adulterio con la figlia di Augusto, che verrà anche lei allontanata da Roma.

- Ovidio, essendo un poeta di successo e abituato al bel mondo di Roma, si trova a un certo punto relegato in un posto periferico e incivile, quindi questo sarà per lui un motivo di grande sofferenza e scriverà da Tomi delle lettere ad amici, parenti e alla sua terza moglie rimasta a Roma. Queste lettere sono le cosiddette Epistulae ex Ponto e i Tristia, in cui egli lamenta la sua infelicità e supplica gli amici di intercedere presso l’imperatore per poter ottenere il ritorno a Roma, ritorno che non avverrà mai. Per cui Ovidio muore nel 17 d.C. a Tomi.

Ovidio fu un abilissimo poeta, un versificatore capacissimo. Di lui ricordiamo varie opere:

• Gli Amores sono una raccolta di elegie di tema amoroso, dedicati a una donna che egli chiama con lo pseudonimo di Corinna. Qui l’amore è concepito da Ovidio in maniera diversa dagli altri due poeti elegiaci, Tibullo e Properzio: ovvero, per Ovidio, l’amore è un ludus, cioè un gioco galante, una fonte di piacere e non si contempla quella passione profonda coinvolgente che caratterizzava invece Tibullo e Properzio.

• Le Heroides sono una raccolta di lettere scritte da figure femminili di donne, da eroine del mito e non solo, ai loro rispettivi amanti, fra queste c’è anche una lettera di Saffo al giovane Faone, e poche lettere di eroi del mito scritte alle loro amanti. In queste lettere si esprime, come negli Amores, il tema amoroso.

• I Medicamina faciei femineae sono una opera in cui Ovidio affronta l’argomento della cosmesi, del trucco, di conseguenza sottolinea l’importanza del curare l’aspetto estetico. È una sorta di trattato di cosmesi femminile, dove presenta anche qualche ricetta su come fare i cosmetici. Purtroppo non abbiamo tutta l’opera, ma solo una piccola parte.

• L’Ars amatoria è scritta in distici elegiaci, ed è un’opera in cui Ovidio illustra l’arte della seduzione. Possiamo definirla didascalica, in quanto Ovidio insegna le strategie per conquistare le donne e conservare il loro amore, quindi l’amore è visto come un gioco, una tecnica da insegnare e non un sentimento profondo. Nell’ultimo libro insegna anche come possono le donne sedurre e conquistare gli uomini.

• I Remedia amoris sono un’opera didascalica, e un rovesciamento dell’Ars amatoria, in cui Ovidio insegna come ci si possa liberare dall’amore. Gli amori da cui è bene liberarsi sono quelli che provocano sofferenza, quindi gli amori infelici. Perciò finché l’amore è un gioco, una seduzione, un passatempo, va bene, quando, però, diventa qualcosa di infelice è bene liberarsene.

In età più matura Ovidio scrive le Metamorfosi e i Fasti.
• Le Metamorfosi sono scritte, a differenza delle altre opere, in esametri, e sono un lunghissimo poema di 15 libri in cui si affrontano le vicende della storia del genere umano dalle origini fino alla età di Cesare. Quest’opera è formata da una serie di racconti collegati fra di loro, dove il leitmotiv, cioè il motivo conduttore, è il tema della metamorfosi, in quanto il poema presenta varie vicende di metamorfosi, ovvero di trasformazione. Ovidio si rifà al mito, quindi è un’opera dotta, colta, molto raffinata, e soprattutto in quest’opera Ovidio si dimostra un poeta capace, un grande versificatore.

• I Fasti dovevano raccontare il calendario romano basandosi sulle feste principali che scandivano il calendario romano, ma viene lasciata incompleta. I Fasti sono scritti in distici elegiaci, e attraverso il racconto delle feste romane Ovidio si rifaceva alle tradizioni romane, quindi quest’opera era quella più vicina all’ideologia augustea.

• Le Epistulae ex Ponto, ovvero le lettere dal Ponto, e i Tristia sono elegie in distici elegiaci che scrive dall’esilio. In queste lettere vengono fuori tutti i suoi sentimenti e le sue amarezze, come la sofferenza e la nostalgia per la capitale.
L’opera di Ovidio è molto vasta, dalle varie caratteristiche e presuppone una grande cultura e una grande capacità di versificazione.

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