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Ovidio: "Tristia"

Introduzione: Il genere poetico dell'elegia con Properzio e Tibullo si era identificato con una vita incentrata sull'amore, che aveva cantato come assoluto. La passione per la domina, i dissidi e le riconcilazioni, i tentativi di liberazione e i loro fallimenti, avevano tuttavia inglobato anche il mondo e i suoi valori. Ovidio, con la sua scelta erotica degli "Amores" e dei "Remedia" aveva scelto di continuare quel genere, correggendone però un presupposto fondamentale: cantava ancora il mondo dell'amore ma non pretendeva più che fosse unico e autosufficiente. L'amore viene relativizzato, si ammetteva l'esistenza di altri valori, altrettanto validi e legittimi, si usciva quindi dall'orizzonte chiuso ed esclusivo dell'amore. L'elegia erotica ovidiana quindi dichiarava espressamente "convergenze inopinate" con l'universo, come nel caso delle celebrazioni ufficiali e delle solennità pubbliche, occasioni queste perfettamente conciliabili con la dimensione privata, in quanto splendida occasione di incontri e di corteggiamento. L'elegia può dare voce anche a questi mondi, a sistemi di valori diversi, al coinvolgimento in aventi pubblici che testimonia l'integrazione dell'individuo nella società. I "Tristia" rendono esplicito quanto era stato sottinteso negli "Amores" e nell'"Ars amatoria", in cui Ovidio aveva dimostrato già la possibilità, per chi aveva scelto la carriera di amante elegiaco, di utilizzare altri sistemi di valori.
La tradizione manoscritta: i "Tristia" ci sono pervenuti in circa settanta codici. Un copioso numero di testimoni presenta le caratteristiche di una "vulgata", un testo medio, risultante dal lavoro di raccolta e di selezione, con interventi da parte dei copisti che hanno ritoccato i passi più problematici.
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