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Ovidio - Biografia, poetica e opere

Publio Ovidio Nasone nasce nel 43 a.C. a Sulmona, e intraprese a Roma la carriera politica. Dopo poco si dedicò alla scrittura, ed entrò nel circolo letterario di Messalla Corvino inizialmente, in quello del più noto Mecenate poi, dove conobbe i più grandi intellettuali del tempo sostenitori della politica augustea. All’apice del successo ( 8 d.C.) Augusto prese nei suoi confronti un provvedimento severissimo, il confino dell’autore a Costanza, sul Mar Nero. Ovidio resterà fino alla sua morte lontano da Roma, e lontano quindi anche dal successo straordinario che aveva conosciuto come poeta. Dal punto di vista giuridico lo scrittore non fu colpito dall'esilio, perché questo secondo i principi della legislazione romana prevedeva la confisca di tutti i beni. Il provvedimento che lo riguardò fu probabilmente la relegazione, che non portava né alla confisca dei beni né alla perdita della cittadinanza romana.

Le cause del suo allontanamento non sono chiare, e sono state avanzate due ipotesi: la più probabile è quella riguardante l'accusa di immoralità rivolta all’autore, che ironizzava sulle linee dominanti dell’ ideologia augustea, basata sulla restaurazione dei valori tradizionali del mos maiorum. La seconda ipotesi si basa su vicende di cronaca, per le quali in qualche modo il poeta sarebbe stato coinvolto nell'adulterio della nipote di Augusto, Giulia Minore, nei confronti del marito. Morì il 18 d.C.
Ovidio è stato definito l'ultimo rappresentante dell'elegia latina. Ma la prima differenza sostanziale rispetto agli altri elegiaci è che nella poesia precedente era preponderante il tema della dedizione completa del poeta alla donna amata e al suo canto, a cui consacrava la sua intera esistenza. La passione amorosa era così coinvolgente, che giustificava persino l'allontanamento dalle occupazioni proprie della Roma tradizionale. Nell’opera di Ovidio, invece, non esiste questo aspetto e la sua ispirazione non preclude tante altre esperienze poetiche. L’autore si allontana non solo dai suoi predecessori, ma anche dal panorama letterario del tempo. Si cimenta in vari generi, ma non si identifica in nessuno.
Ovidio fu un autore moderno non soltanto dal punto di vista artistico e letterario, ma anche nello stile di vita. Egli si sintonizzò con le nuove tendenze sociali e culturali, soprattutto con quella Roma facoltosa che viveva nel benessere e amava il lusso e le ricchezze; nella sua modernità, il rapporto con i valori severi del mos maiorum non poteva che essere conflittuale, anche se l’autore non arrivò mai a negarli e non prese mai esplicite posizioni anti-augustee. La consapevolezza del mutare dei tempi e della trasformazione della società romana segna l’opera e la biografia dell’autore, egli non ha conosciuto le guerre civili e può vivere la pax augusta di uno stato che è ormai un impero riconosciuto in tutto il mondo antico.
Nonostante la sua modernità, come spesso si trova nella storia della letteratura latina, la scrittura di Ovidio è molto letteraria, fondata su reminescenze di autori precedenti e modelli che, così come prevedevano i canoni della classicità, sono esplicitamente citati e riconoscibili. Il distico elegiaco, che era il metro principale degli elegiaci, con Ovidio raggiunge un livello di raffinatezza elevatissimo.
Il distico è il metro degli Amores, di cui esistevano due edizioni fondamentali, una di 5 libri che risale al 20 a.C. circa e l'altra, quella a noi pervenuta, di soli 3 libri. Questa è la prima opera di Ovidio, dove il soggetto amoroso viene trattato pagando un pesante tributo a Tibullo e a Properzio, riconosciuti come modelli e esempi di poesia lirica.
Nell’opera tornano i temi tipici dell'elegia latina, come nell'epicedio scritto per la morte di Tibullo. Il richiamo a Catullo è evidente nel compianto funebre per la morte del pappagallo della sua donna. Temi tipici sono poi la narrazione di avventure amorose, la critica nei confronti dei capricci femminili, il disperarsi dei tradimenti della donna infedele. Nel caso di Ovidio, però, manca un'unica figura femminile che colleghi tutte le esperienze amorose del poeta, creando elemento di distacco dalla tradizione.
Con la mancanza della passione assoluta, anche il pathos drammatico e struggente che caratterizzava la poesia d'amore latina si stempera.
Intorno al 15 a.C. viene pubblicata la prima serie delle Eroides, che l’autore completerà con una sezione ulteriore che risale agli anni immediatamente precedenti al suo esilio. Tra l'1 a.C. e l'1 d.C. pubblica i primi due libri dell'Ars amatoria. In seguito, l’autore si cimenta nella stesura dei Remedia amoris, una serie di consigli su come allontanarsi dalle sofferenze amorose.
Medicamina faciēi femineae è un opuscolo interamente dedicato ai cosmetici femminili. Tra l'1 e l'8 d.C. Ovidio pubblica le Metamorfosi, la sua opera principale, un testo di contenuto mitico di ingente portata, che sulla base del tema della metamorfosi ripercorre tutta la tradizione culturale antica greca e romana, fino ad arrivare all’epoca augustea. Il testo, nonostante l’atteggiamento restrittivo della chiesa sulla letteratura pagana, fu particolarmente letto e studiato durante il Medio Evo. Altra opera molto importante sono i Fasti, in cui l’autore mese dopo mese ripercorre e descrive i riti, le festività, le celebrazioni e le credenze della Roma augustea.
In seguito all'allontanamento da Roma, scrisse i 5 libri dei Tristia e i 3 delle Epistulae ex Ponto, pubblicate nel 13 d.C. Negli anni 11 e 12 d.C. pubblica un poemetto in distici elegiaci dal titolo Ibis, contro un suo avversario di origine africana a Roma e suo calunniatore. Nel periodo percorso a Costanza scrisse anche compianto funebre per la morte di Augusto in lingua getica, cioè quella del luogo.

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