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Stile di Ovidio

Da un punto di vista stilistico nelle metamorfosi di nota una varietà di Toni di registri stilistici in relazione alla varietà dei temi e tutto il poema si presenta come un'ininterrotta sequenza di immagini poetiche.
Calvino nelle lezioni americane che non tenne perché la morte glielo impedì analizza Ovidio come poeta della leggerezza che si manifesta nel seguire la continuità del passaggio da una forma all'altra. La leggerezza è qualcosa che sei crea con la scrittura, ma è un modo di vedere il mondo secondo una dottrina filosofica che è quella di Pitagora. L'altra caratteristica delle metamorfosi secondo Calvino è la rapidità, tutto deve succedersi a ritmo serrato un'immagine deve sovrapporsi ad un'altra è il principio della cinematografia. Ogni verso come ogni fotogramma deve essere pieno di stimoli visivi. L'universo che viene così descritto è un universo dagli indistinti confini.

Una delle caratteristiche dell'epos era l'oggettività invece OVIDIO esaspera il soggettivismo del narratore interviene in prima persona o affida a dei personaggi dei racconti. Virgilio aveva già dimostrato di aver partecipato umanamente alle vicende dei suoi personaggi però a garantire l'oggettività del racconto di Virgilio stava il fatto che il mito si intrecciava con la storia contemporanea, invece qui abbiamo Ovidio che rinuncia al l'oggettività e quindi a un processo di interpretazione della realtà e in questo sta il suo relativismo quando nei libro 14-15 parla di storia romana di Cesare e di Augusto teniamo conto che la sua prospettiva encomiastica non è convita, come non è convita la celebrazione di Roma antica fatta da Ovdio nei fasti che sono l'opera successiva alle metamorfosi e sono un tentativo di poesia augustea. Le metamorfosi segnano il superamento del classicismo anche per due elementi che preannunciano la letteratura successiva, cioè il simbolismo per cui tutti i miti narrati hanno un valore simbolico perché i sentimenti vengono estremizzati a tal punto che i personaggi e i fatti diventano dei cimbali è una certa predilezioni per le tinte forti cioè un certo gusto per le rappresentazioni orride che vediamo ad esempio nello schizzare del sangue. Si è rotto il senso della misura e il mito ha perso le sue valenze etico-religiose.
I fasti sono sulla stessa linea, anche nei fatti il mito ha perso le valenze etico-religiose, si tratta di un'opera che nasce con una finalità celebrativa di Roma è un'opera di gusto eziologico e perché i culti le feste le tradizioni i nomi sono spiegati nella loro genesi a partire dall'antichità. Ovidio non si pone davanti all'antichita con l'atteggiamento di chi vuol trasmettere dei valori e neanche con l'atteggiamento dell'era dito che vuole scoprire la verità scientifica di un fenomeno, ma con l'atteggiamento di un narratore che aveva nelle metamorfosi. Per il passato è un mondo da cantare non da investigare, però per cantare una materia erudita avrebbe dovuto sentire sua questa materia, invece il passato è un mondo antiquario che gli resta estraneo.

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