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Tristia

Ovidio soprattutto nel primo libro dei tristia esprime il rimpianto per Roma è la sua vita brillante e il dolore per gli affetti lontani e descrive le insidie dell'altra restata in mezzo ai flutti invernali dell'Adriatico e del mare Egeo per arrivare a Tomi.
Il secondo libro dei tristia è un'unica lunga ELEGIA ad Augusto con cui Ovidio spera che il provvedimento dell'esilio possa essere revocato e quindi cerca di scaglionare la sua poesia dall'accusa di immoralità. Nei tre libri successivi compaiono spesso elegie rivolte a un destinatario preciso, ma non citato, perché citarlo avrebbe voluto dire coinvolgere il destinatario nei suoi guai. Sono componimenti i cui oltre alla sua infelice condizione viene decritta la desolazione della Sciizia il paese in cui si trova, i suoi inverni rigidi. Ovidio assegna alla poesia il compito non solo di consolare il suo dolore, ma chiede aiuto per superare la negatività del presente con la fama, con l'assicurazione della fama e dell'immortalità futura.

Epistulae ex ponto
I temi sono comuni. Sono lettere in versi con i nomi dei destinatari che sono la moglie i famigliari e qualche personaggi importanti. Li vita perché chiede agli amici influenti di aiutarlo a rientrate in patria. Uno degli interlocutori è germanico, ma anche lui non lo aiuta.
Ibis
È un poemetto in distici elegiaci ad imitazione di un omonimo poemetto che callimaco aveva indirizzato ad un suo avversario. Nell'ibis attacca un anonimo personaggio che cercava di trasformare la sua Relegatio in Exilium (exilium era peggiore della Relegatio perché implicava la perdita dei beni di cui si voleva impossessare l'avversario). Ovidio dapprima presenta una serie di invettive contro l'accusatore e poi elenca una serie di vicende mitiche di personaggi ricche di sventure che augura al suo avversario.
Perché l'ibis è un uccello stereocoreo.
C'è un sperimentalismo con cui Ovidio rivista i generi letterari. La scrittura con una grande raffinatezza stilistica unisce la perizia tecnica formale alla musicalità del verso. C'è un diffuso uso di figure retoriche e sapiente è la collocazione di parole nel verso.
Comune a tutte le opere è l'arte allusiva e l'intertestualita per cui abbiamo riferimenti alla letteratura greca poeti latini contemporanei, pressoché costante è l'uso del mito.

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