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Orazio - Le Odi


Le Odi sono ispirate pedissequamente alla poesia di Saffo e Alceo, già analizzato perché creatore del topos della nave in tempesta come simbolo dell’instabilità politica.
Virgilio guardava a Teocrito ed Esiodo come esempi da riprendere e attualizzare, Orazio a Saffo e Alceo del settimo secolo a.C., che rappresentano due realtà opposte ma parallele: la prima era l’educatrice delle fanciulle del circolo del Tìaso, sull’isola di Lesbo, una comunità di ragazze adolescenti educate alla vita matrimoniale (14-17); il secondo era membro dell’Eterìa, comunità maschile in cui membri venivano erano uniti dagli ideali dell valore della guerra e della prestanza fisica.
Le tematiche delle Odi sono varie, e rispecchiano i suoi numerosi interessi: politica, lodi (seppur con ironia nascosta), volontà di ripercorrere i valori della vita, il fatto che la vita offra opportunità uniche.
Orazio ha la particolarità di combinare temi più impegnati e meno impegnati, ma non di basso rango; questo è simbolo di una cultura completa e a tutto tondo.
La scelta delle Odi permette di sposare otium e negotium: quando si scrive un’opera con valenza civile si pratica l’otium ma si offre un esempio di negotium che potrebbe essere un exemplum da seguire per i politici.
Nell’intento civile c’è anche quello di riconoscere a se stesso un’importanza, dovuto probabilmente all’iniziale allontanamento: l’autocelebrazione è un riscatto forte dalla propria condizione sociale e dalla sua figura poetica sottovalutata.
Nella ripresa di Saffo e Alceo adotta gli schemi più improbabili: non si limita a usare una metrica già conosciuta a Roma ma usa lo schema metrico che utilizzavano loro, spaziando dall’asclepiadèo primo e maggiore alla strofa saffica alla strofa alcaica.
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