Le Odi

Le Odi sono composte da quattro libri, scritti in due fasi diverse della vita dell’autore: i primi tre libri vengono scritti tra il 30 e il 23, mentre il quarto libro viene scritto sette anni dopo e tratta il mito di Augusto e le vittorie dei suoi figli. Essendo Odi, in queste composizioni non troviamo un filo tematico comune, sebbene ci sia comunque una struttura: infatti tanto che le odi iniziali e finali di ogni libro sono dedicate a personaggi importanti come Mecenate, Asionio, Pollione, Augusto. Spesso queste trattano di poetica, di temi legati all’attività politica dell’autore.
Per quanto riguarda il loro accostamento, a volte troviamo accostate odi di tema simile, ma, prevalentemente, esse sono accostate mediante l’espediente della Variatio, sia a livello contenutistico sia a livello metrico.

Raramente troviamo una grande introspezione psicologica in questi componimenti: infatti, spesso sono dialoghi tra l’autore ed un interlocutore, a volte immaginario. Per quanto riguarda i primi tre libri, in essi è possibile notare un’evoluzione, a partire dal primo: il primo libro, infatti, è quello della giovinezza, del periodo della fantasia e dell’amore, del Carpe Diem, è il libro dove troviamo i temi più tipici di Orazio; il secondo libro, invece, rappresenta una sorta di pausa di meditazione: qui ci vengono anche indicati i desideri di Orazio, ovvero l’essere felice secondo la Mesotes, la Mediocritas e l’Otium, l’avere tempo da dedicare agli studi; il terzo libro rappresenta la maturità del poeta: i temi tornano ad essere quelli del primo libro, con l’aggiunta di temi di carattere civile; d’altra parte, il tema principale del terzo libro è sicuramente la Malinconia: la serenità che Orazio aveva da giovane tanto desiderato è finalmente arrivata grazie all’avanzare dell’età ed alla scomparsa delle passioni e dell’amore che lo rendevano ansioso. L’ultima poesia del terzo libro è significativa per il fatto di essere dedicata all’autore stesso ed alla propria immortalità poetica: Orazio vuole fare il bilancio della propria vita e della propria poetica.
Orazio si rifà alla tradizione greca: per quanto riguarda gli epodi, si ispira ad Archiloco, in nome del concetto di Imitatio, ovvero in nome dell’obbedienza ad ogni genere e tradizione letteraria. Per quanto riguarda le odi, invece, Orazio si ispira ad Alceo, da cui ricava temi, motivi, ispirazioni e stile forte; tuttavia, se Alceo era uomo inserito nella società e che si esprimeva con l’amore di un uomo che partecipava in prima fila nelle lotte politiche, Orazio ricerca unicamente la pace interiore per riflettere e per raggiungere un equilibrio.
Orazio prende anche spunto da Saffo, la poetessa d’amore per eccellenza: essa, tuttavia, rappresenta un punto di riferimento meno importante in quanto il tema dell’amore è meno presente nelle odi Oraziane. Anche Anacreonte, per grazia e malinconia, fu spunto per Orazio, soprattutto per quanto riguarda il tema della giovinezza che fugge.
Tuttavia, sebbene Orazio si sia ispirato a questi autori per scrivere le sue composizioni, egli aveva coscienza della propria dignità nel mondo latino: Orazio, infatti, era stato il primo ad introdurre a Roma questo genere letterario che in Grecia era già esistente. Orazio afferma: “Libera pervacum posui vestigia princeps, non aliena meo pressi pede”, ovvero “Io posi per primo le mie impronte libere sul terreno vuoto, non calpestai col mio piede orme altrui”.
I temi fondamentali delle Odi sono equilibrio, serenità, distacco dalle passioni; ruolo fondamentale in questa visione della vita è dato dalla preparazione filosofica di tipo stoico ed epicureo, ma anche dalla preparazione diatribica, per cui quella di Orazio non è una vera e propria filosofia, non è una ricerca profonda di una morale, ma è una meditazione su alcuni temi ritenuti da lui importanti. Tali temi sono:
1. La brevità della vita e il Carpe Diem.
2. La conquista della saggezza, ovvero come diventare un saggio: il poeta saggio, secondo Orazio, è colui che nella vita sa trovare il giusto mezzo, l’Autarchéia dei greci.
3. Gli ostacoli a questa saggezza ed equilibrio, come passioni, fugacità del tempo, malattia e morte. Orazio dice: “Pulvis et umbra sumus”, ovvero “non siamo altro che polvere ed ombra”; d’altronde, nell’affermare ciò, Orazio non dimostra drammaticità in quanto tutti questi ostacoli sono comunque componenti della vita dell’uomo. Orazio non ha il desiderio di vincere tali ostacoli, ma solo di trasformare in accettazione del destino ciò che altrimenti provocherebbe inquietudine ed ansia. Orazio desidera una società in cui ognuno collabori al benessere comune, dando il proprio apporto, mantendo però ognuno il proprio status sociale.
Le tematiche maggiormente trattate da Orazio sono di due tipi:
1. Temi Meditativi: brevità della vita, comportamento da tenere, passioni come ostacolo contro la nostra serenità interiore.
2. Temi Civili o Nazionali: Orazio celebra personaggi od avvenimenti della storia romana, soprattutto dell’epoca Augustea.
I poeti di quest’epoca sono tutti adulatori: esaltano la pace, tornata dopo le guerre civili grazie ad Augusto; questo vale per Virgilio come vale anche per Orazio: la loro non vuole essere una propaganda ma vuole piuttosto essere un tentativo di rendere attraverso i propri scritti la soddisfazione delle persone in una Roma riappacificata. Oltretutto, non si loda solo Augusto ma anche gli ideali repubblicani: nell’ode dedicata a Cleopatra, vediamo che se prima la regina era un personaggio ambiguo, alla fine si dimostra una persona piena di forza d’animo per affrontare la morte.
Orazio incorona la figura di poeta ufficiale di Roma che la celebra nel momento in cui riacquista una posizione solida; l’autore esalta:
1. La Pax Augustea
2. Il programma di Augusto di tornare all’antico Mos Maiorum, alle virtù capisaldi di Roma, con aiuti alle famiglie ed esaltazione di lealtà e giustizia.
Orazio è pacificatore e restauratore della pace pubblica, loda la nazionalità e si dichiara contro il caos delle passioni sfrenate.
Troviamo poi nella sua letteratura anche temi conviviali, legati al banchetto: in questo caso Orazio si rifà ad Alceo, componendo scritti per ricorrenze pubbliche o per momenti privati di amicizia.
Abbiamo poi i temi di poesia erotica, legati all’amore: per questi, Orazio si ispira a Catullo, distinguendosi da quest’ultimo per le descrizioni dell’amore attraverso toni scontati, senza la profondità del foedus catulliano. Quello di Orazio è un atteggiamento disincantato verso l’amore: l’autore guarda con superiorità coloro che si innamorano sul serio, tanto che le donne delle sue composizioni sono sempre diverse. Orazio ci descrive donne galanti e graziose, l’amore per le quali deve essere colto durante la giovinezza, amore che accresce la voglia di vivere. L’amore diventa dunque “suago”, ovvero un diversivo per arricchire la propria vita, diventa un intermezzo per la solitudine.
Per quanto riguarda i temi religiosi, troviamo in Orazio esempi illustri di poesia ellenistica; mentre generalmente gli inni ellenistici erano composti solo per occasioni particolari, per Orazio essi sono slegati da feste e ricorrenze particolari. Quelli di Orazio sono inni abbastanza convenzionali e poco ispirati dove troviamo l’invocazione del dio, la descrizione dei luoghi di adorazione, una preghiera generica. La tematica religiosa non è molto sentita da Orazio in quanto il suo senso etico risiedeva più che nella religione nel giusto mezzo.
In una occasione, Orazio si trova a scrivere il Carmen Saecolare: infatti, nel 17, Augusto istituiti i ludi saeculari, affida ad Orazio il compito di comporre l’inno che avrebbe dovuto accompagnarne la processione di apertura. Questa è l’unica occasione particolare per cui Orazio scrive un inno di tema religioso. I Ludi Saeculari erano cerimonie espiatorie per placare gli déi dell’Ade: secondo i libri sibillini, questi giochi dovevano svolgersi ogni cento anni. Essi non erano solo rivolti agli déi dell’Ade ma anche agli déi dell’Olimpo. Erano riti solenni, con i soliti ludi scenici, con offerte di animali e vivande agli déi, ed un corteo di ventisette ragazzi e ragazze che dovevano recitare un inno, in questo caso quello composto da Orazio. Quest’occasione sancì il ruolo di Orazio come poeta ufficiale di Roma e diede alla sua attività lirica un forte slancio.
Augusto ha due meriti principali:
1. Dopo la morte di Virgilio impedisce di far bruciare l’Eneide.
2. Rende Orazio desideroso di comporre ancora.
Il Carmen Saeculare non è caratterizzato da sentimento od ispirazione: esso nasce dall’incarico ufficiale affidato ad Orazio e solo in qualche punto si dimostra intenso. Con esso, Orazio celebra la Roma attuale, esalta la sua grandezza ed il destino glorioso che le spetta.
Le odi Oraziane sono caratterizzate da uno stile preciso e da un lessico non particolarmente difficile. Troviamo per lo più un linguaggio quotidiano e poche figure retoriche. Orazio applica il giusto mezzo anche nello stile, con l’utilizzo di una tecnica chiamata Callida Iunctura, utilizzata per mettere in risalto solo alcuni termini di particolare potenza. Orazio dimostra la sua abilità dal punto di vista metrico, cambiando spesso metro attraverso Virtuosismi.
Per quanto riguarda il reale valore artistico delle odi, abbiamo una divisione da parte dei critici:
• Alcuni considerano le odi belle e raffinate stilisticamente, ma prive di ispirazione personale, raggelate stilisticamente.
• Alcuni, in nome della perfezione stilistica, hanno lodato indiscriminatamente le odi Oraziane.
• La critica moderna ha assunto una posizione più equilibrata, distinguendo le odi che toccano la vita di Orazio, più ispirate, da quelle altre di argomento ufficiale, meno ispirate ma perfette stilisticamente.

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