Metamorfosi

L'opera maggiore di Ovidio sono le “Metamorfosi”, "Trasformazioni", opera ampia, in quindici libri, in esametri, ad indicare che Ovidio si vuole ricollegare al poema epico. Riguarda circa duecentocinquanta episodi, che sceglie attingendo in gran parte da quelle versioni dei miti più interessanti riguardo alle trasformazioni, fino ad arrivare alle ultime due apoteosi, cioè quelle di Cesare ed Augusto che vengono trasformati in divinità.
Si parte dalla più antica trasformazione, e cioè quando dal caos iniziale si passa al cosmo, per passare all'uomo e ai miti: leggende di uomini trasformati in animali, in piante od oggetti. Ad esempio la trasformazione di Dafne in alloro, la vicenda di Proserpina e Plutone, di Giasone e Medea, Orfeo ed Euridice. Ovidio parla anche delle peregrinazioni di Enea, e non a caso il poema si conclude con l'apoteosi di Augusto, che della leggenda di Enea aveva fatto quella della sua gens.

Le fonti sono amplissime per ricavare un'ampia gamma di miti. L'intenzione di Ovidio è quello di equipararsi ai grandi compositori di poemi epici e magari superarli, partendo da ancora prima dell'inizio di Roma. L'idea era quella di comporre un poema universale che contenesse in sé la storia da quando il mondo non esisteva, un poema che fosse al di la dei generi letterari. L'arrivo è naturalmente Augusto con un intento celebrativo, come aveva fatto anche Virgilio ed altri autori precedenti. La difficoltà era rendere organico un materiale così ampio e diversificato: Ovidio non ha un criterio sempre uguale nel raccontare le storie, per evitare la monotonia. Ovidio ordina il materiale con criterio cronologico quando si riferisce ad episodi storici, oppure sceglie la contiguità dello spazio, o l'analogia tematica. C'è anche da dire che lo spazio che dedica ad ogni episodio non è sempre uguale: si va da accenni fino ad arrivare ad interi epilli. Si riscontra varietà tematica con episodi di amore intenso, violenza, catastrofi cosmiche in modo che il lettore non sia annoiato. Anche lo stile varia a seconda degli episodi narrati: se l'episodio è un'apoteosi lo stile diventa alto, se invece si parla di amore infelice lo stile diventa malinconico, elegiaco. Caratteristica fondamentale è quindi la varietà.
Gli episodi appaiono concatenati l'uno con l'altro: il poema è continuo, come un romanzo mitologico in cui i capitoli sono tutti collegati. Possiamo definire l'opera un racconto ad incastro.
Sembra quasi un labirinto senza fine, una fuga labirintica, un flusso continuo che avvince il lettore.
Al centro troviamo soprattutto l'amore, non più l'amore mondano dell'Heroides, ma un amore che ha origine nei miti, che caratterizza grandi personaggi, non banale e volgare, ma grande. Di sicuro non è un amore adultero, libertino ma un amore profondo, appassionato, un tentativo di riscattarsi agli occhi di Augusto.
Ovidio sembra essere orgoglioso dell'opera ed è convinto di avere raggiunto l'immortalità della fama, anche se a volte fa ironia con la consapevolezza che i suoi racconti sono comunque fantastici. Uno degli scopi della sua opera è mostrarci come il mondo sia illusorio, come tutto sia destinato a cambiare, mutare. Riferendosi a Pitagora afferma che il mutamento è la legge, Omnia mutantur sed nihil interit, ovvero Tutto cambia ma niente muore. Anche in base a questo, il mondo di Ovidio è un modo dove la parete tra reale ed illusorio è sottilissima. Spesso Ovidio sente il bisogno di un dialogo tra autore e lettore. Interessante è il modo in cui ci descrive le metamorfosi, usa una tecnica fotografica, ci descrive i diversi momenti della matamorfosi, mostrando il dramma dell'uomo che si trasforma ma si accorge di ciò che gli sta accadendo. Oltre all'aspetto esteriore, dunque, c'è anche l'aspetto interiore della metamorfosi.

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