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Manilio e la poesia astronomica

- La poesia astronomica si ispira al poeta greco Arato, l’autore dei Fenomeni. Una delle più importanti opere di poesia astronomica sono gli Astronomica, probabilmente opera dell’ignoto Manilio, scoperto da Poggio Bracciolini nel 1417. Nel I secolo a.C. le dottrine astrali erano state accolte nella cultura ufficiale romana, sebbene continuassero sospetti e diffidenze nei confronti di certi astrologhi-maghi. Il poema di Manilio tenta di dare dignità poetica a questo filone di pensiero. La struttura del poema, probabilmente incompiuto (si interrompe bruscamente col V libro), si sostiene sulla ricerca di un ordine universale. L’utilizzo di strutture didascaliche avvicina Manilio al modello della poesia lucreziana, nonostante la grande distanza che lo separa dal materialismo di Lucrezio. Gli Astronomica infatti si limitano ad imitare Lucrezio solo nella struttura espositiva. Per altri aspetti invece sembra fare riferimenti ad Ovidio: l’esametro fluido e regolare ricorda proprio il poeta che contribuì a modellare le abitudini espressive del tempo. Lo stile ovidiano sembra essere presente anche nella narrazione del mito di Andromeda per via della tendenza alla brevitas. L’espressività e la difficoltà dei temi trattati fanno di Manilio uno dei poeti più complessi della letteratura latina. Egli si ispira anche alle Georgiche di Virgilio.

- Gli Astronomica constano di 5 libri (I e II composti sotto Augusto; IV sotto Tiberio): il primo presenta una descrizione del cosmo che comprende le ipotesi sulla sua origine, ed una descrizione dei corpi celesti. Manilio analizza nei libri successivi le caratteristiche dei segni dello zodiaco e le possibilità offerte dalle loro congiunzioni, e descrive come determinare l’oroscopo. Lo specifico interesse per l’astrologia fa supporre che Tiberio sia il destinatario dell’opera. Ogni libro presenta un proemio di notevole lunghezza, che comprende anche riflessioni filosofiche e letterarie (così come nelle chiuse, cioè i finali). Nel primo proemio è presente una dedica all’imperatore, alla quale viene riconosciuta la funzione di musa ispiratrice.
All’interno dell’opera Manilio passa gradualmente da una visione d’insieme a differenziazioni sempre più sottili. L’autore, proprio come Lucrezio, si scusa di certe espressioni tecniche greche inevitabili a causa della povertà del sermo patrius. Essendo un poeta didascalico, Manilio deve servire due padroni: carmen, l’impostazione poetica, e res, l’argomento. L’obiettivo di Manilio è trasmettere un'ars, cioè la padronanza spirituale di un sistema, e per questo il suo metodo può essere definito scientifico.

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