annamunno06
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Intellettuali influenti e censura scaricato 0 volte

Concetti Chiave

  • Orazio nel Carmen Seculare esalta Roma come il massimo esempio di grandezza, sottolineando il suo status senza paragoni.
  • Mecenate, amico e sostenitore degli artisti sotto Augusto, rimase una figura centrale nonostante la sua salute cagionevole e l'assenza di rappresentazioni fisiche conosciute.
  • La censura di Augusto su Ovidio, culminata nel suo esilio, fu una mossa politica per reprimere le opere considerate immorali, come l'Ars amatoria.
  • Ovidio, pur esiliato, continuò a scrivere e a implorare clemenza, insinuando una critica sottile al potere di Augusto attraverso le sue opere.
  • L'evoluzione culturale sotto Augusto dimostrò come il mecenatismo divenne uno strumento di controllo, portando alla fine di una letteratura indipendente e alla nascita di una più conforme.

Indice

  1. Orazio, Carmen seculare (versi 9-12)
  2. Mecenate
  3. La risposta di Ovidio
  4. Res Gestae Divi Augusti (cap. 10)

Orazio, Carmen seculare (versi 9-12)

Alme Sol, curru
nitido diem qui
promis et celas
aliusque et idem
nasceris, possis
nihil urbe Roma
visere maius

Mecenate

Magistrato ed amico di Augusto, letterato e famoso protettore di artisti, nato circa nel 70 e morto nell'8 a. C. Le fonti storiche ci hanno lasciato un compiuto ritratto morale, ma nessuna notizia sulla fisionomia, tranne quella vaga e indiretta che usava mostrarsi in pubblico a testa coperta (dal che si è congetturato fosse calvo). Si sa anche che aveva salute alquanto cagionevole e che la sua vecchiaia fu molestata da diversi malanni.
Non si sa nulla dell'esistenza di statue di M., ma suoi ritratti non dovettero mancare nell'Urbe.
Messalla Corvino e Asinio Pollione furono due figure centrali della vita culturale romana tardo-repubblicana e primo-imperiale, entrambi mecenati e amici di poeti come Virgilio e Ovidio, ma la loro relazione con la censura non fu diretta; piuttosto, entrambi furono coinvolti in ambienti politici complessi e patroni di un'arte che a volte sfidava o rifletteva il potere augusteo, con Pollione che mantenne una certa indipendenza intellettuale e Messalla che, pur essendo un augusteo, fu associato a tradizioni letterarie che contrastavano con l'ortodossia di Augusto.
La censura di Augusto su Ovidio, culminata nell'esilio a Tomi nell'8 d.C., fu un atto di repressione politica e morale che punì il poeta per un misterioso "errore" (error) e per la sua opera, in particolare l'Ars amatoria, ritenuta immorale e contraria alla rigida restaurazione dei costumi promossa dall'imperatore. Ovidio non rivelò mai la vera natura del suo errore ("culpa silenda"), ma parlò di un "carmen" (l'Ars amatoria) e di un "errore" che coinvolsero direttamente la famiglia imperiale, forse la figlia di Augusto, Giulia, scatenando l'ira del principe e la sua condanna all'esilio perpetuo, nonostante i tentativi di Ovidio di ottenere il perdono.

La risposta di Ovidio

Poesia dell'esilio: Dalla lontana Tomi, Ovidio scrisse i Tristia e le Epistulae ex Ponto, supplicando Augusto di revocare la condanna, ma senza mai rivelare il motivo specifico della sua rovina, appellandosi alla clemenza dell'imperatore.
Sfida sottile: Pur implorando perdono, nelle sue opere dall'esilio, Ovidio lasciò intendere che l'imperatore non era onnipotente e che la sua "pace" non era percepita in periferia, mostrando una forma di resistenza intellettuale.

Res Gestae Divi Augusti (cap. 10)

Nomen meum
senatus consulto
inclusum est in
saliare carmen, et
sacrosanctus in
perpetum ut essem
et, quoad viverem,
tribunicia potestas
mihi esset, per
legem sanctum est

In conclusione, l’evoluzione del rapporto tra Augusto e gli intellettuali dimostra come il Principato abbia progressivamente trasformato il mecenatismo in uno strumento di controllo ideologico. Mentre nella prima fase l'accordo tra potere e cultura fu mediato dalla diplomazia di Mecenate, gli anni successivi videro l'irrigidimento del regime. Le figure di Messalla Corvino e Asinio Pollione testimoniano l'esistenza di sacche di resistenza e autonomia aristocratica, spazi in cui la letteratura poteva ancora prescindere dall'impegno civile o dalla celebrazione del sovrano.
Tuttavia, il destino di Ovidio segna il punto di non ritorno: la sua condanna non fu solo una punizione individuale, ma un messaggio chiaro a tutta la classe intellettuale. Con l'esilio a Tomi e il rogo dei libri di oppositori come Tito Labieno, Augusto definì i confini della libertà espressiva: l'arte era libera solo finché non entrava in conflitto con il mos maiorum e la stabilità politica.
In definitiva, il passaggio dalla "libertas" repubblicana alla stabilità imperiale comportò un costo culturale altissimo: la nascita di una letteratura di corte e la fine della grande stagione elegiaca, soffocata da un potere che non poteva più tollerare l'ironia, il dissenso o l'indipendenza morale.

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