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Tacito - Biografia ed opere principali

Biografia essenziale
Tacito visse a cavallo tra il I e il II secolo d.C., in epoca flavia.
Riguardo alle sue origini, in passato fu avanzata l’ipotesi che provenisse dall’Umbria, tuttavia oggigiorno si è più propensi a credere che fosse invece nativo della Gallia Narbonese (l’attuale Provenza).
Venuto a Roma per studiare, Tacito rivelò ben presto di essere destinato ad una brillantissima carriera forense e politica: venne infatti nominato consul suffectus ed entrò a far parte del Senato (che però aveva già cominciato, in epoca imperiale, a perdere potere).

Opere
Tra le opere più famose di Tacito ricordiamo:
1) Dialogus de oratoribus: quest’opera tratta del rapporto tra poesia ed eloquenza. Per far ciò, Tacito analizza attentamente la retorica della Roma del suo tempo, evidenziandone la decadenza. La libertà di parola degli oratori è infatti sempre più compressa, al punto che essi cominciano pian piano a diventare funzionari imperiali. Nell’opera si parla dunque anche delle cause di decadenza della retorica, concludendo che l’oratore non ha più valore in una società non più repubblicana. La grande oratoria è infatti paragonata da Tacito ad una grande fiamma. Il problema è che la Roma imperiale risulta essere caratterizzata da un stato ordinato, tranquillo e pacifico. Gli oratori ottenevano quindi maggior ascolto all’epoca dei disordini politici, delle leggi in continuo mutamento, quando chiunque poteva diventare illustre: nell’epoca della Repubblica, dunque.

Nel dialogo si parla anche dell’educazione all’eloquenza.
Esistono due diversi tipi di discorsi retorici: la suasoria e la controversia. Ma l’esperienza della scuola e quella del foro risultano essere molto diverse.
In passato si è avuto qualche perplessità ad attribuire quest’opera a Tacito, in quanto presenta un periodare ciceroniano, con la concinnitas. Ben diverso è invece lo stile di Tacito nelle opere storiche.
2) Agricola e Germania: La prima opera parla di Gneo Giulio Agricola, suocero di Tacito, che, legato consolare in Britannia, guidò le truppe alla conquista di questa. Ritornato a Roma e costretto all’inattività, Agricola muore dopo poco tempo, secondo alcuni ucciso dallo stesso Domiziano, e nell’opera di Tacito egli diventa dunque il modello dell’uomo integerrimo. L’epoca dell’imperatore Domiziano è caratterizzata infatti da grande opposizione politica. Nell’opera sono presenti anche descrizioni geografiche della Britannia, e Tacito sottolinea le grandi potenzialità dei barbari, al punto da far sospettare che essi possano un giorno diventare pericolosi per il popolo romano. E’ questo il sintomo che qualcosa sta pian piano cambiando.
Nella seconda opera, invece, Tacito descrive i luoghi incolti della Germania, un mondo che affascina e intimorisce. L’opera risale all’epoca in cui Traiano lotta contro i Germani, che sono feroci e selvaggi, ma caratterizzati da una grande moralità.
Le opere storiche risalgono all’ultimo periodo della produzione letteraria di Tacito.
3) Historiae: Le opere storiche erano un genere molto utilizzato a Roma. Prima ancora erano state famose le opere di Tito Livio.
E’ un brutto periodo storico e politico questo, per Roma. Le Historiae di Tacito vanno da Nerone a Domiziano (68-96 d.C), e si parla anche dei quattro imperatori Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano. Nel proemio l’autore espone le sue intenzioni circa l’opera.
4) Annales: Sebbene scritta dopo le Historiae, quest’opera tratta di un periodo precedente, tra Augusto e Nerone. Forse il panorama “fosco” della sua epoca portò Tacito a volgersi al passato, per ricercare le origini dell’attuale situazione. Del resto i latini ebbero sempre una “visione morale” della storia.
Degli Annales non possediamo tutti i libri: sono rimasti a noi quelli che trattano del regno di Tiberio, di Claudio e di Nerone.
I fatti sono narrati in modo tragico, con luci ed ombre, sottolineando la partecipazione dell’autore alle vicende narrate.
I personaggi descritti sono inoltre indagati nella loro psicologia.
Questa ricerca storica di fatti e personaggi termina poi con un pessimismo senza speranza. Nerone soprattutto è descritto in modo negativo, e con uno stile che si discosta molto da quello ad esempio utilizzato nella prosa ciceroniana. Questa scelta è probabilmente dettata dalla realtà non semplice che Tacito si trova a descrivere, e che necessita quindi di un “linguaggio spezzato”. In molti passi, per esempio, la narrazione appare oscura, e poco comprensibile.

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