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Orazio


Quinto Orazio Flacco nacque a Venosa l’8 dicembre del 65 a.C; Suo padre era un liberto, dunque il poeta era di umili origini ma di condizione economica non disagiata: potè infatti seguire un regolare corso di studi. Ad Atene frequentò scuole di filosofia.
Orazio si arruolò nell’esercito di Bruto e partecipò alla battaglia dei Filippi con il grado di tribuno militare. Nel 38 a.C. Virgilio e Vario lo presentarono a Mecenate che, dopo nove mesi, lo ammise nel suo circolo. Prima del 30 a.c. Mecenate gli diede in dono una villa e un podere in Sabina, dove il poeta amava soggiornare, lontano da impegni e dai disagi della vita cittadina.
Orazio diede il suo contributo alla propaganda auguste componendo carmi celebrativi -> odi romane.
Nel 17 fu incaricato da Augusto della composizione di un inno agli dei protettori di Roma -> Carmen saeculare.
Negli ultimi anni la produzione letteraria di Orazio andò progressivamente diminuendo fino a cessare del tutto. Morto l’8 a.c. e. Sepolto accanto a Mecenate sull’Esquilino.

Satire


Si rifanno in modo esplicito alle satire di Lucilio - l’iniziatore di questo genere letterario esclusivamente romano - con cui hanno in comune l’uso dell’esametro e l’impostazione soggettiva -> consente all’autore di esprimere direttamente le proprie opinioni e giudizi.
Altro tratto distintivo viene indicato da Orazio nello spirito -> capacità di affrontare temi moralmente impegnativi in modo arguto e divertente.
Le satire oraziane sono ampiamente influenzate da toni gravi e scherzosi con alternanza di toni seri (diatriba). Orazio riconosce la superiorità nei generi sublimi e dice che non può aspirare al titolo di poeta. Orazio afferma di scrivere ‘sermoni propiorà: l’accostamento della satira al serio rinvia alla commedia e coerente a Lucilio.
La satira rinuncia ai modi della letteratura sublime e scegli un livello linguistico e stilistico vicino all’uso della lingua parlata.
Sotto l’aspetto formale Orazio si allontana da Lucilio, applicando il principio del Labor limae (elaborazione stilistica) mentre quello di Lucilio ‘scorreva fangoso’. La produzione di Orazio è riservata a pochi intimi, indicando esplicitamente i suoi destinatari (Mecenate, Virgilio, Vario, Pollione etc) -> arte aristocratica destinata a una cerchia limitata di intenditori.
Orazio riflette sull’opera luculliana e procede a una vera e propria fondazione teorica del genere stesso, mettendo in rapporto con la commedia greca e fissandone i tratti caratterizzati in un combattivo e aggressivo moralismo -> mantiene il riferimento al sermo ma esprime l’esigenza di un’elaborazione artistica più sorvegliata, accurata e raffinata rispetto a Lucilio.
L’impostazione soggettiva non si traduce in Orazio in semplice autobiografia, ma come disponibilità a rivelare aspetti dell’io interiore per sviluppare da essi considerazioni di portata più ampia.
L’impegno morale si esprime nella tendenza a spostare l’attenzione dagli individui ai comportamenti -> si parla dei vizi e non dei viziosi.
Componenti principali della satira oraziana: Intonazione personale, riflessione morale e gusto per l’intrattenimento-> definire una vasta gamma di argomenti che abbraccia la quotidianità
Due forme diverse: narrativa e discorsiva.
Quella narrativa l’aneddoto viene raccontato in modo diffuso e brillate, mirato ad intrattenere il lettore.
Quella discorsiva svolge una serie di argomentazioni e di riflessioni + presenta affinità con la diatriba ( argomenti seri) + andamento conversazione senza pretese + introduzione interlocutore fittizio con obiezioni e osservazioni. 
Entrambe possono avere andamento monologico o dialogico; il dialogo può essere riferito o rappresentato direttamente con scambio di battute tra il poeta e un altro personaggio.
Le satire oraziane -> sostrato di concetti morali come costante termine di riferimento.
Il poeta stesso afferma la sua adesione all’epicureismo.
Le idee ispiratrici non sono specifiche, ma concetti generali e diffusi: sono dei principi designati dagli antichi con i termini greci di metriotes e di autarkeia.
La metriotes ( senso della misura ) sanciva che la virtù consistesse nel giusto mezzo, nell’equilibrio tra gli estremi opposti -> est modus in rebus -> ci deve essere una misura in ogni cosa.
L’autarkeia (l’autosufficienza) consiste nella limitazione dei desideri per evitare i condizionamenti esterni, che impediscono di raggiungere la piena libertà interiore -> invito ad accontentarsi del proprio stato e a cercare di soddisfare nel modo più semplice le ineliminabili esigenze naturali.
Sono dunque due capisaldi da cui si sviluppa la riflessione della satira oraziana: una riflessione orientata verso la morale pratica e mirante a quella serenità/armonia d’animo, che è l’essenza della felicità.
Orazio riflette aspetti della sua personalità nel personaggio del poeta satirico: egli non si presenta come un saggio ma come un individuo che ricerca la verità per se stesso.
Orazio accentua la sua sorridente autoctonia rifiutando la parte del protagonista, prendendo in giro l’atteggiamento da persona saggia ed aperta -> figura più fallibile e più umana.
Forma -> la satira è ancorata al sermo + lingua non elevata. Il lessico non disdegna termini e forme della lingua familiare; sono evitati i vocaboli greci e rifatte le grossolanità del sermo vulgaris.
Sintassi -> paratassi, presenza incisi, movenze prosastiche e discorsive ed è nitida e agile -> stile medio.
Brevitas: con un severo autocontrollo della forma, l’autore tende a eliminare quanto è superfluo e ridondante e a ridurre e a a concentrare i mezzi espressivi. Studiata ed elaborata a disposizione delle parole nella frase e un procedimento -> callida iunctura -> accorta associazione dei termini.

Odi


Si pongono programmaticamente all’interno di una tradizione letteraria di ascendenza greca e ne accettano le norme e convenzioni.
Nel prologo Orazio si rivolge a Mecenate ( a cui dedica l’opera) e afferma che la sua scelta di vita consiste nell’essere lyricus vates e pone la sua decisione sotto gli auspici della musa Polimnia.
Odi o carmina; 4 libri iniziati dopo il 30AC; primi tre libri 23 e il quarto 14. Orazio prende modelli più antichi, dell’età ellenistica ( 4 secolo ) -> età arcaica Alceo ( molteplicità di temi)
Anche Pindaro esercita una notevole influenza sulle Odi e lo guarda come un’idea irraggiungibile.
SI contrappongono due concezioni divergenti: poesia ispirata (Cigno) e poesia frutto di un lavoro puntiglioso e di una cura infinita (Ape) -> principio del Labor limae ( opera di rifinitura ).
Sublimità di Pindaro come aspirazione; persistere dell’alessandrinismo delle Satire.
Dalla strategia dell’autosvalutazione passa alla solenne dichiarazione della grandezza dell’eternità della sua opera.
Scelta di definire se stesso come vates -> investiture divina e ik poeta infatti si atteggia a seguace e protetto dagli dei. Viene privilegiato con il divino.
Odi -> sovrapposizione di due concezioni: poesia come frutto di una tecnica perfetta e poesia come prodotto di geniale ispirazione e del poeta come vate -> rendono possibile quella complessa gamma di registri e di tonalità che fa così ricca e affascinante la lirica oraziana.
I modelli principali sono i poeti di Lesbo -> riferimento più importante.
Metrica -> strofe alcaiche o saffiche.
Impostazione allocutiva, diretti ad un destinatario che favorisce e orienta lo svolgimento del discorso poetico.
Schemi tradizionali! Volontà di aderire a una determinata maniera poetica, nel cui patrimonio di forme e di immagini l’autore spazia con grande libertà e con sensibilità nuova e personale.
Orazio scrive per un pubblico dotto; spesso inserisce spunti tratti da Alceo e Pindaro e altri.
Speso troviamo una citazione all’inizio del componimento che viene poi sviluppata.
104 in tutto, compreso il Carmen saeculare, presentano filoni principali:
filone religioso: si adattava al poeta vates, tratta della religione nelle forme e nei modi consacrati dall’uso poetico.
Carmen saeculare-> destinazione ufficiale! In esso il motivo religioso si mescola a temi civili : celebrazione di Roma e esaltazione di Augusto.
Filone erotico: i carmi non tendono a collegarsi in un’unica vicenda, si presentano come episodi in sé conclusi. L’occasione e la situazione prevalgono sui personaggi. La passione è contemplata, Orazio evita il coinvolgimento affettivo e tende al distacco di una lite e galante ironica. Importante anche il tema simposio identificato con la cena romana. La vena gnomico-simposiaca costituisce il vero centro delle Odi. I carmi gnomici ruotano attorno un nucleo fondamentale: la coscienza dell’incertezza del futuro e della brevità della vita (riproposta più volte sviluppandola ).
Positivo: riconoscimento alternanza nelle vicende umane e all’invito a sostenere le avversità
Negativo: usufruire pienamente del breve tempo della vita.

Filone vita civile: Alceo partecipava direttamente, Orazio spettatore e il suo ruolo di vates gli permette di esortare e ammonire i cittadini (investiture divina). Scatta la gratitudine verso Augusto per aver pacificato la civitas e aver reso possibile il suo otium letterario.
6 carmi 3 libro -> odi romane -> condanna vizi e glorificazione di Roma; celebrate vittorie e la pace.
Molteplicità di temi e di registri. Lessivo tra satire ed epos, apertura a vocaboli non poetici -> semplice, no metafore, frequenti antitesi e enjambements.
Disposizione parole incastonate in modo da valorizzarsi reciprocamente ( callidae iuncuturae -> associazione di vocaboli limite dell’ossimoro ).

Epodi


Aspetto essenziale -> metro giambico + a un primo verso più lungo se ne aggiunge uno più breve.
Epodo-> almeno due versi.
Archiloco era il maggiore esponente di un’arte veramente e ferocemente aggressiva + grande varietà.
Orazio riprende il ritmo ma non gli argomenti.
17 epodi distinti in filoni.
Filone invettiva: epodi 4,6,10; soltanto il 10 è contro una persona determinata -> Mevio.
Epodo 3 -> variante scherzosa -> maledizione contro l’aglio.
Invettiva -> 8 e 12 contro una vecchia libidinosa -> tendenza espressionistica.
5 e 17 -> tema della magia, trattato con un accentuato realismo, orientato verso l’eccessivo.
7 e 16 -> poesia civile -> trattano la confusione e lo scompiglio successivi alla battaglia dei filippi ( 42-41); nel settimo rimprovera aspramente i cittadini che combattono tra loro; nel sedicesimo invita i romani a seguirlo in un’utopistica fuga verso le isole dei beati.
Orazio assume il ruolo di vates, del poeta ispirato dalla divinità, amplificando dall’alto questa posizione la sua angoscia e la sua disperazione per la situazione politica.
Filone erotico-> 14 epodo si svolge sul modello del lirico greco Anacreonte, il motivo dell’amore che domina completamente il poeta impedendogli di comporre versi.
Epodo 11 -> altri spiriti topici della poesia erotica.
Epodo 15 -> il poeta si rivolge a una donna infedele -> pathos leggero e sentimentale.
Epodo 2 si fonda sul procedimento dell’aprosdoketon (imprevisto): esso ci offre uno splendido elogio della vita dei campi.
Epodo 13 troviamo motivi simposiaci e gnomici (il poeta dopo un tempesta invita gli amici ad un banchetto per alleggerire i cuori).
Il lessico non è particolarmente ricercato, ma neppure basso e oscilla tra il livello parlato e momenti di maggiore elevatezza. Tecnica della iunctura -> nuovi effetti espressivi per via della disposizione e accostamento vocaboli.

Epistole


Pubblicate nel 20 a.C; utilizzando l’esametro il poeta intendeva pori sulla stessa linea della precedente produzione satirica, adottando una forma innovativa : lo schema epistolare in versi.
Presupponendo un rapporto diretto con un destinatario ben definito, conferisce ai testi un orientamento più rigido e preciso di quello delle satire -> preferenza contenuti non generali ma ben circostanziati, specifici e minuti + moralistica e soggettiva e letteraria.
Impostazione monologica sul dialogo e accentua la tendenza a tradurre la riflessione etica nei moduli e nelle immagini della lingua parlata.
Mantenuti l’uso di favole e aneddoti ma a fine leggero dell’umorismo + sottile malinconia e toni più alti e commossi, il linguaggio appare più cauto, urbano e privo di elementi energici.
Frequenti sono le lettere che svolgono temi morali, intrecciati con spunti soggettivi e personali.
Primo libro -> momento in cui il poeta decide di cambiare vita perchè il presente è il momento della presa di coscienza e riflessione; l’insoddisfazione morale è il punto di partenza per la ricerca della sapientia, intesa come strumento da applicare ai concreti problemi dell’esistenza.
Il centro della riflessione nei principi di autarcheia ( sfera individuale quando esaspera il bisogno dell’indipendenza per il perfezionamento interiore) e metriotes ( giusta misura, coltivare l’amicizia dei potenti).
Mobilità psicologica: talvolta maturo, talora lontano da tutti. -> tormentato itinerario verso la saggezza.
Secondo libro prevale il tema letterario in cui l’autore difende la sua opera dalle polemiche. Prevale l’eccellenza della poesia contemporanea -> augusto, teatro greco.
Una sorta di trattato in versi è l’epistola ad Pisones dove fornisce i principi e le norme poetiche classicistiche. Tratta della poesia e del prefetto poeta.
L’arte è mimesis (imitazione) quindi i generi teatrali sono i più importanti.
La grande poesia è frutto dell’ingenium e dell’ars e il poeta sa unire l’utilità al piacere dilettando il lettore.
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