Orazio


Vita


Nasce nel 65 a.C a Venosa; figlio di un liberto, proprietario di un podere, che gli permetterà di arricchire i propri studi trasferendosi a Roma. Qui Orazio avrà numerosi maestri, ricorda il severo Orbilio, definito “plagosus” perché lo frustava.
Proseguì gli studi di filosofia ad Atene, interrotti con la partecipazione alla battaglia di Filippi (42 a.C) legandosi alla causa dei repubblicani che persero. Tornato in Italia notò che il suo podere era stato confiscato e si guadagnò quindi da vivere come segretario di un questore.
Iniziò in questo periodo la sua fase poetica: conobbe Virgilio, e grazie a lui Mecenate nel 38 a.C, che lo accolse nel proprio circolo. L’amicizia con quest’ultimo era favorita dalla comune fede epicurea—> Orazio amava la tranquillità di campagna e proprio grazie a Mecenate ottenne una Villa in Sabina, declinando l’offerta di Augusto che lo voleva come suo segretario privato.

Nel 35 a.C pubblicò il I libro delle Satire e il II nel 30 a.C, contemporaneamente ai 17 Epòdi.
I primi 3 libri delle Odi furono pubblicati nel 23 a.C mentre il IV fu pubblicato tra 17-13 a.C.
Tra il 23-20 a.C fu composto il I libro delle Epistole il II tra il 19-13 a.C.
Nel 17 a.C fu incaricato da Augusto di comporre l’inno celebrativo dei ludi saeculares, il Carmen saeculare. Morì l’8 a.C

Gli epodi


17 componimenti scritti tra il 41-30 a.C, che i grammatici chiamarono “Epòdi” visto la forma metrica del distico che alternava un verso lungo a quello breve (Epodòs in greco). Orazio li chiamò “iambi” —> in riferimento alla metrica giambica e alla poesia giambica di Ipponatte. Egli però, rispetto alla poesia giambica, rinuncia all’invettiva, e, pur essendo presenti temi neoterici come la brevitas, egli si dissocia da quest’ultimi abbracciando la tematica politica senza fuggire dalla realtà, crea insomma un modello proprio ispirandosi a modelli precedenti

Poesia non ancora matura e filtrata con i filtri della vita, le tematiche sono varie e dai toni pacati.

Le satire


chiamate da Orazio ”sermones” (conversazioni), sono 18 componimenti in esametri raccolti in 2 libri, nel I (35 a.C) ve ne sono 10 e nel II (30 a.C) ve ne sono 8. Le tematiche sono: l’avidità del denaro, l’ambizione, la sregolatezza sessuale, ecc. in una critica che raggiunge l’equilibrio tra denuncia del vizio e umana comprensione

sottopone il genere ad un controllo della forma inserendovi anche princìpi morali, utilizzando la sincerità autobiografica, toni pacati e con un’espressione libera e informale, per sorprendere la cerchia di intellettuali romana.

Racconta momenti di vita per descrivere il mondo attorno a sé e delineando una morale “mondana”, senza dettare princìpi da seguire, ma offrendo una proposta, che vale sopratutto per sé. Egli offre le idee di autarkeia: autosufficienza, e di metriotes: senso della misura—> epicureismo di fondo: la felicità viene raggiunta nell’indipendenza e lontano dagli eccessi.

Le odi


in latino “Carmina” è l’opera dove si manifesta la sua originalità nel creare una lirica romana adattando forme metriche greche. I libri I-III (23 a.C.) contengono 88 componimenti, il IV libro (12-17 a.C.) contiene 15 odi

I temi sono pressoché gli stessi delle “satire”, ma mentre la erano trattati in maniera discorsiva, qui ci si rivolge ad un ipotetico destinatario. Importanti sono:
la fugacità della vita e l’incombere della morte—> Carpe diem
le tematiche amorose, dove però il poeta evita di essere travolto dalle passioni mantenendo la propria metriotes, a differenza di Catullo—> donne sempre diverse per mantenere questo distacco
tema dell’amicizia come riparo dalla società, così come l’angulus che ognuno deve ritagliare per raggiungere la tranquillità
situazioni conviviali.

Utilizzo della tecnica del moto e allusiva, che consiste nel prendere come modello autori precedenti, quali Alceo, Saffo e Pindaro; ricerca della candida giuntura e uso del labor limae.

Le epistole


componimenti in cui Orazio, fingendo di rivolgersi a un destinatario, esprime riflessioni morali ed esistenziali. Ritorno dell’esametro delle “satire”.
Libro I: 20 a.C., 20 epistole
Libro II: 19-13 a.C., 3 epistole
poetica maturata negli anni grazie all’esperienza, maturato è anche il pessimismo del poeta a causa della difficoltà di rapporto con pubblico e Mecenate, percezione della vecchiaia e ricerca della verità—> il poeta è sempre più vicino al ritiro.

• Le epistole rivelano un uomo che rinuncia alle gioie mondane e si isola, senza giungere però ad un equilibrio: le sue tensioni interiori diventano sempre più forti, la morte lo spaventa e cerca di esorcizzarla con il “carpe diem”, così come cerca di combattere la malinconia con l’umorismo.

Il pensiero e la morale


Orazio rispetta a fondo la dottrina epicurea:
basa la sua morale sull’ ataraxìa, assenza di turbamento, rispecchiando la concezione epicurea di piacere stabile.
richiama la concezione degli dei beati negli intermundia noncuranti delle cose umane
culto per l’amicizia e amore per la semplicità (es. campagna)

La diatriba


Alcuni principi Oraziani appartengono alla “diatriba”, repertorio di idee comuni sul vivere secondo natura e disprezzando le convenzioni sociali, divulgato dai predicatori cinici. Ad egli appartengono:
Autárkeia: Indipendenza del saggio dalle cose esterne
Metriótes: giusto mezzo
Si identifica anche nei princìpi di Aristippo, che associava il bene al piacere.

Influsso stoico


lo stoicismo è presente in Orazio nell’imperturbabilità del saggio e il bisogno di virtù e di coerenza.

Lingua, stile e metrica


in Orazio si possono individuare 2 diverse modalità espressive:
il sermo delle Satire e delle Epistole: semplicità vicino al parlato—> ricerca di immediatezza, privilegia le forme del parlato, diminutivi ecc. rispettando una sobria naturalezza. Sintassi vivace (nelle satire) e spiritosa (nelle epistole) per sdrammatizzare i problemi morali.
la lirica delle Odi: raffinatezza e classico equilibrio—> tendenza ad eliminare il superfluo e studio nella collocazione di ogni singola parola, ottenendo il massimo di energia poetica nel minimo indispensabile, intensificando i contenuti. Nelle Odi si manifesta il classicismo Oraziano nelle callidae iuncturae, ossia l’accostamento di poche parole che generino immagini efficaci e di concetti talvolta contraddittori, dimostrando la sua invettiva, ma anche nel labor limae e nel suo bisogno di equilibrio.

Amore oraziano


Orazio concepiva l’amore come sentimento naturale che non degenerasse nel turbamento, poiché non identificava la sua vita con l’amore, era impegnato in altri questioni sociali e difatti ebbe sempre molti legami con donne libere o incontri occasionali con ancelle, quindi amori non passionali ma non per questo non duraturi. Della donna sottolinea sopratutto il lato erotico e la sua bellezza, senza dar peso alla provenienza o condizione sociale. Per questo rifiuta le matrone in quanto donne pie, caste, sedentarie, quindi senza identità e senza corpo, solo il viso era visibile.
Il fatto di avere relazioni con donne sempre diverse gli permette il controllo totale sui suoi sentimenti.
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