La nostra conoscenza della letteratura latina si basa prevalentemente sui testi a noi pervenuti poiché la letteratura orale è andata quasi completamente perduta. La scrittura era nota ai Romani dal VII secolo; le più remote attestazioni sono iscrizioni su diversi tipi di supporti come ad esempio dediche su oggetti offerti in dono e iscrizioni funerarie che conservavano il ricordo dei defunti. Per quanto riguarda la scrittura letteraria il più antico testo trascritto e conservato fu, secondo la testimonianza di Cicerone, un'orazione tenuta da Appio Claudio nel 280 A.c.
Il materiale scrittorio utilizzato a Roma era costituito da tavolette in terracotta ricoperte di cera sopra il quale si scriveva con lo stilos, una sorta di penna in avorio o in metallo con un'estremità appuntita e una piatta o arrotondata per le correzioni. Vi erano anche le tabellae, ossia tavolette imbiancate sulle quali si scriveva con l'inchiostro. Tali tavolette potevano essere unite fra loro tramite delle cordicelle fatte passare per dei fori sui lati più lunghi in modo da formare una sorta di libro, chiamato codex, codice. Intorno al I secolo si diffuse il Volumen, formato da fogli preparati con strisce di papiro che venivano sovrapposti, pressati per farli aderire e fatti essiccare al sole. La lunghezza di questi rotoli variava dai 2 ai 12 metri. Tenendo il volumen sulle gambe si poteva scrivere utilizzando un càlamo con inchiostro. In seguito fu inventato un trattamento per ottenere dalle pelli di animali un materiale detto pergamena che veniva impiegato per formare taccuini, testi brevi e appunti. Spesso il testo di una pergamena veniva raschiato in modo da poter utilizzare nuovamente il supporto e risparmiare così sulle spese; i codici riscritti erano chiamati palinsesti.

La pubblicazione di un'opera avveniva oralmente mediante la lettura in un gruppo di auditori in sale destinate. Nelle botteghe librarie poi, i libri venivano confezionati e copiati e poi venivano venduti da chiunque senza autorizzazione. I libri più preziosi venivano conservati nelle biblioteche degli aristocratici e dei ricchi le quali raccoglievano importanti opere greche e latine. Le prime biblioteche sorsero a Roma nella seconda metà del I secolo; queste, negli ultimi secoli dell'impero, a causa della crisi politica scosse progressivamente cessarono di funzionare e il patrimonio librario si spostò quindi nei monasteri, che divennero luoghi di studio e di trascrizione dei codici.
Della massa di opere letterarie latine non tutte sono giunte fino a noi per diversi motivi: in primo luogo i supporti scrittori hanno fatto in modo che sopravvivessero solo i testi trascritti; inoltre nel passaggio dal papiro alla pergamena molti testi che non vennero trasferiti andarono perduti.
I testi tramandati nei secoli sono stati soggetti a condizioni difficili; questi contengono infatti delle corruttele, ossia degli errori di distrazione dei copisti o di fraintendimento di parole, ai quali bisogna aggiungere il deterioramento del materiali scrittori. La correzione di questi errori favorì la nascita della filologia; il filologo infatti parte dalla ricerca dei manoscritti che conservano il testo di cui si intende elaborare un'edizione e procede poi con il confronto fra i vari manoscritti per determinare i rapporti tra questi e decidere quali lezioni riconoscere come buone. Portata a termine questa analisi il filologo riesce ad apportare le sue correzioni laddove ce ne sia bisogno o dove ha la possibilità di farle e ad elaborare un albero genealogico dei manoscritti.

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