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Terenzio - Vita e particolarità


Ha una vita breve ma intensa e origini africane, come si evince dal nome; divenne liberto “ob ingenium et formam”, ossia grazie alla sua intelligenza e alla sua bellezza.
Rappresenta il momento di massima trasgressione del mos maiorum.
La sua esperienza di commediografo fu negativa, le sue opere (che furono sei e la cui cronologia segna gli insulti ricevuti) andavano spesso deserte, e riceveva insulti da critici, colleghi invidiosi e politici. Le accuse che gli venivano mosse riguardavano tre ambiti principali:
appartenenza eccessiva al circolo degli Scipioni: con ciò veniva accusato di essere un prestanome e quindi non il vero autore delle sue opere (questo perché gli Scipioni, facendo politica, non potevano dedicarsi alle rappresentazioni)
profilo estetico scarso: le opere non piacevano a nessuno, venivano disprezzate dal pubblico e vi era una scarsa partecipazione. Per esempio, la prima e la seconda rappresentazione dell’Hecyra andarono deserte: alla prima il pubblico aveva parzialmente aderito per poi allontanarsi e recarsi allo spettacolo dei gladiatori. Ora è universalmente riconosciuto come autore cardine, ma il gusto dell’epoca non lo apprezzava.
utilizzo smodato della contaminatio: i suoi testi venivano considerati non originali ma quasi dei plagi, ossia delle copie di altre opere.

A queste accuse Terenzio ha risposto, in primo luogo, con la riforma del prologo rendendolo un modo per discolparsi dalle accuse che gli venivano mosse, mentre prima serviva solo a presentare e introdurre la finzione scenica.
Nel suo prologo dava alla luce la propria visione di poetica, metteva al corrente il pubblico della sua idea di letteratura; non ha nulla a che fare con la scena, è avulso (distaccato) dal testo.
La terza rappresentazione dell’Hecyra aveva avuto un parziale successo per merito del nuovo capo comico Ambivio Turpione che aveva la fama di aver risollevato opere che nessuno apprezzava; durante il prologo si serve della captatio benevolentiae (cattura della benevolenza) per far sì che il pubblico possa apprezzare l’opera che andrà poi in scena.
In secondo luogo, diede delle giustificazioni per ognuno dei tre ambiti:
non è un prestanome, ma anzi, l’impressione che appartenga troppo al circolo è un complimento perché al suo interno si professavano i valori moderni di humanitas

il grado di apprezzamento è direttamente proporzionale all’utilizzo del principio di verosimiglianza, a differenza delle opere che venivano molto apprezzate per la forte comicità e perché gli episodi raffigurati erano stravaganti ed era poco probable che si verificassero, le sue sono più mature. Terenzio non dà al pubblico ciò che si aspetta perché in questo modo sarebbe facile ottenere il loro consenso dato che sono disinteressati e rozzi. Il valore del concetto di humanitas come educazione alle arti liberali è più importante delle risate del pubblico e il suo apprezzamento dipende non dall’ilarità che genera ma dalla consapevolezza, dato che bisogna capirci qualcosa per apprezzare: in quel momento, gli spettatori non ridevano e non trovavano belle le sue opere perché le sue scene erano credibili.
la contaminatio era già stata usata da Plauto, che prendeva tanti pezzi da tante opere per farne una nuova: per lui questo non viene considerato plagio. In più, Terenzio non ha copiato Plauto perché ha copiato gli originali Menandrei, dai quali era partito anche Plauto, ma ciò non lo riguarda e non ha nulla a che fare con i suoi testi. In più, le scene di Menandro si somigliano tutte, ma proprio perché la vita propone scene che si somigliano tra loro dunque le opere devono fare altrettanto.

Era il bersaglio prediletto dei suoi amici letterati e politici, ma si difendeva dentro le opere e fuori; la critica lo disprezzava a tal punto da organizzare addirittura un sistema di insulti per sputargli addosso fango.
Muore a trent’anni in un naufragio di ritorno dalla Grecia per cercare nuovi versi di Menandro; alcuni dicono che è morto nel naufragio, altri danno una versione più romantica secondo cui, essendo caduti i testi in mare, lui si fosse buttato dalla disperazione.

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