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Il teatro plautino


Il teatro plautino offre una ricca galleria di tipi umani, spesso ipercaratterizzati sino allo stereotipo: il giovane e il vecchio, l’innamorato e il misantropo, il ricco e il povero, il servo e il padrone costituiscono tipologie sociali e umane a cui, nelle commedie, sono accompagnati pregi e difetti assoluti; la menzogna e l’avarizia, l’ingenuità e la furbizia, la bontà e l’altruismo, la vanità e la codardia si saldano, dunque, ai personaggi in modo radicato e non passibile di evoluzioni, spesso conformandosi ai cliché della farsa italica che prevedeva il vecchio arcigno e avido, il giovane innamorato e sprovveduto ecc.

Il servo è quasi sempre furbo e astuto, scaltro e capace di far fronte alle situazioni anche più complicate che l’intreccio viene a produrre.
Oltre a costituire solitamente l’aiutante del personaggio “positivo” della commedia con cui il pubblico è portato a identificarsi, il servo opera anzitutto con la sua fantasia: non si limita, infatti, come quasi tutti gli altri personaggi a reagire alle situazioni, ma interviene sulle situazioni stesse e vi imprime una forza capace di modificarle. In tal senso, la sua azione è spesso assimilabile — come Plauto stesso evidenzia — a quella del poeta comico, che opera creativamente sulla trama e inventa lo sviluppo della commedia.

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