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La poesia lirica romana

La poesia lirica introduce nella letteratura latina nuovi argomenti di carattere soggettivo e sentimentale. Nei primi secoli della storia romana non si sviluppò una produzione poetica vera e propria , al di là di brevi componimenti che esprimevano in modo semplice i valori di una società contadina e celebravano il sentimento religioso, il culto della famiglia e degli antenati, le virtù guerriere. Fu solo nel I secolo avanti Cristo che l’influenza della cultura greca, e in particolare della poesia lirica, si fece sentire a Roma e contribuì all’affermazione dei “poeti nuovi” che crearono poesie diverse, questi poeti nuovi , a differenza di quelli precedenti, non esaltavano più i valori della tradizione, ma cantavano la profondità dei sentimenti. Si tratta di composizioni brevi ( dette anche elegie) di carattere soggettivo, intimo, personale che esprimono l’amore, la nostalgia, il dolore. Tale produzione è chiamata lirica, anche se oramai da tempo le poesie erano lette e non più cantate o accompagnate da strumenti musicali ( differenza principale con la lirica greca) . Uno dei poeti che meglio rappresenta la lirica romana è Gaio Valerio Catullo, nato a Verona, probabilmente nell’84 a.C. Gaio Valerio Catullo fu tormentato da un amore infelice per Clodia , che egli chiamava nei suoi versi Lesbia e per la quale scrisse le sue liriche più suggestive.

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