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Il termine satira deriva dal termine satura lanx , che era il piatto colmo di primizie offerto durante le feste popolari contadine a Cerere ( la greca Demetra) , dea delle messi e protettrice dei raccolti. I Romani furono un popolo di agricoltori e, proprio in occasione delle feste di campagna, erano soliti organizzare giochi e scherzi espressi in forma di dialoghi e di battute, presto trasformati in autentiche scenette teatrali. Così nacquero le satire, componimenti poetici che avevano come argomento le abitudini, gli usi, i costumi, i difetti e i vizi della società, messi in ridicolo in maniera critica e spiritosa. E’ un genere che, attraverso varie trasformazioni, è giunto sino a noi. In età imperiale, quando i vizi e la corruzione a Roma si fecero frequenti, ebbe notevole fortuna un componimento satirico detto epigramma. E’ una forma di poesia breve, tagliente, polemica e divertente. Questo termine “ epigramma” , che in greco significa “ scritto sopra”, indicava in origine le iscrizioni sui monumenti, sulle lapidi e sulle mura dei mausolei, che celebravano i personaggi storici più importanti. A Roma gli epigrammi si svilupparono in senso satirico, trasformandosi in battute feroci, fortemente critiche nei riguardi di personaggi famosi dell’epoca. Uno dei poeti che meglio rappresenta la satira romana è sicuramente Marziale ( I secolo d.C. ) , che più di altri seppe dare a questa forma di poesia dignità letteraria.

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