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Plauto la vita e le commedie


• 255-251 a.C. nasce a Sàrsina, piccolo centro umbro sottomesso a Roma.
• 222 a.C. forse partecipa alla Prima Guerra Gallica; in seguito sì trasferisce a Roma,
• 215 a.C. inizia la sua attività di drammaturgo nella Capitale.
• 191 a.C. mette in scena lo Pseudolus.
• 184 a.C. muore.

Delle centotrenta commedie attribuite anticamente a Plauto, sono sopravvissute in forma completa soltanto le ventuno indicate come sicuramente autentiche dal grammatico Varrone (I secolo a.C.). Di queste commedie (dette, appunto, fabulae Varronianae) è opportuno ricordare l’Amphitruo («Anfitriòne»), che ha per protagonisti gli dèi Giove e Mercurio, calati nelle spoglie di Anfitriòne e del suo servo; l’Aulularia (la «commedia della pentola»), che rappresenta le peripezie di un avaro alla ricerca della sua pentola d’oro perduta; le Bacchides (le «Bacchidi») e i Menaechmi (i «Menecmi»), commedie dai complicati intrecci basati sulla confusione di fratelli gemelli; l’Epidicus (Epidico) e lo Pseudolus (Pseudolo), ruotanti sull’inesauribile destrezza e capacità inventiva di due abili servi; il Miles gloriosus (il «Soldato fanfarone»), in cui è inscenata la beffa ai danni di un borioso militare. Di tutte le commedie, la Vidularia (la «Commedia del baule»), ultima del corpus antico, si è conservata solo in modo frammentario.

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