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Plauto


Di Plauto come figura storica sappiamo ben poco.
Per fino i tre nomi attribuitigli dalla tradizione, Tito Maccio Plauto, sono dubbi.
Maccio deriverebbe dalla sua attività di autore mentre Plauto sarebbe un soprannome scherzoso che significherebbe "dai piedi piatti" o "dalle orecchie lunghe e penzoloni".
Plauto sarebbe nato intorno al 250 a.C. a Sàrsina e sarebbe morto intorno al 184 a.C.
La fama di Plauto fu talmente grande che centocinquant'anni dopo la sua morte, Varrone contò circa centotrenta commedie che circolavano sotto il suo nome.
Evidentemente l'attribuzione a Plauto era una garanzia di successo e spingeva i commediografi a false attribuzioni.
Varrone individuò ventuno commedie sulla cui autenticità concordano tutti gli studiosi.
Le trame plautine sono simili a quelle della commedia greca.
Sono principalmente basate su intrecci complessi e ripetitivi con personaggi e scenari convenzionali.
Di solito troviamo un giovane innamorato di una donna e ostacolato nel suo amore.
Egli è sostenuto da aiutanti come un giovane amico o un vecchio comprensivo o un servo intelligente.
La trama consiste in una serie di espedienti ad opera del servo per raggirare gli antagonisti.
Nell’immancabile lieto fine il giovane e i suoi aiutanti riescono ad avere la meglio sugli antagonisti e il giovane riesce a realizzare i suoi desideri amorosi.

Le commedie principali di Plauto sono dieci:

Amphitruo
Giove innamorato di Alcmena prende le sembianze del marito Anfitrione.
La comicità nasce dagli equivoci causati dallo scambio di persone.

Asinaria
Un giovane è innamorato di una cortigiana e riesce a possederla grazie al denaro procuratogli da due servi e dal padre che vorrebbe a sua volta approfittare della ragazza, ma viene scoperto e malmenato dalla moglie.

Aulularia
Un vecchio avaro, Euclione, trova una pentola d’oro e vive nella paura che qualcuno gliela sottragga.
Gliela ruba infatti il servo di un giovane innamorato della figlia.
La restituzione del denaro permetterà al giovane di sposare la ragazza.

Bacchides
Le Bacchidi, due sorelle cortigiane, diventano le amanti di due giovani amici grazie al denaro rubato al padre di uno dei due da un servo che mette in opera diversi stratagemmi.

Casina
Un vecchio vuole far sposare una trovatella al proprio fattore; però la moglie organizza una messa in scena facendo travestire un giovane scudiero da sposa.
La ragazza alla fine viene riconosciuta libera e può sposare il figlio del vecchio.

Curculio
Un giovane riesce a sottrarre la ragazza amata al lenone che la possiede.

La ragazza viene riconosciuta libera e i due possono sposarsi.

Menaechmi
Un giovane, durante un viaggio alla ricerca del fratello gemello, arriva nella città in cui questo abita; c’è una lunga serie di equivoci perché i due fratelli vengono spesso scambiati l’uno per l’altro.

Miles Gloriosus
Un giovane innamorato di una cortigiana riesce a sottrarla a un soldato il quale viene costantemente preso in giro e ingannato.

Mostellaria
Durante l’assenza del padre un giovane si fa prestare denaro ad usura per comprare una cortigiana.
Il padre torna all’improvviso e il servo non lo lascia entrare convincendolo che la casa è infestata da un fantasma.

Pseudolus
Un giovane ama una cortigiana che il lenone ha promesso a un soldato; il servo del ragazzo inganna il lenone, il messo del soldato e anche il padre del ragazzo.

I Rapporti Con I Modelli Greci
Plauto adattò molte commedie greche di autori come Menandro e Filèmone.
Egli si mantenne piuttosto fedele alle opere originali rispettandone l’ambientazione greca, ma non esitò a modificare il testo qualora lo ritenesse necessario per divertire il suo pubblico.
Plauto fece uso della contaminazione, termine che indica l’introduzione in una commedia di uno o più scene o di uno o più personaggi appartenenti ad un’altra commedia.
Un elemento che differenziava le commedie plautine da quelle greche era la presenza della musica.
Inoltre Plauto non si preoccupava della coerenza del testo e trattava ogni scena quasi come un’entità a se stante.
Per quanto riguarda i personaggi, Plauto non si preoccupava di sfumarne la psicologia per renderli più verosimili come faceva Menandro.
La differenza principale sta nello stile.
Plauto, pur attingendo come Menandro al linguaggio parlato, lo arricchì con figure retoriche tanto da creare uno stile quasi artefatto.
La Rottura dell'illusione scenica
Plauto nelle sue commedie tendeva a sottolineare la finzione dell’evento teatrale.
Una forma di rottura dell’illusione scenica è il meta-teatro, ossia il teatro che parla di se stesso.
In altre commedie Plauto svela i segreti e i trucchi del retroscena.
Plauto non vuole comunicare con le sue commedie un messaggio morale o politico ma vuole solo divertire il suo pubblico.
A questo scopo si fa di volta in volta portavoce di idee e giudizi diversi e molto spesso contraddittori espressi in modo scherzoso e caricaturale.
Sarebbe errato interpretare l’insistenza con cui Plauto mette in rilievo lo scontro tra padri e figli e la vittoria dei servi sui padroni come la manifestazione di un atteggiamento critico nei confronti dei rapporti familiari e sociali.
Essi sono caratteristiche ricorrenti della commedia in generale.
Plauto Nel Tempo
Le commedie di Plauto ebbero un grande successo durante la vita dell’autore e vennero messe in scena fino al I secolo a.C.
La fortuna di Plauto ebbe una battuta d’arresto durante l’età augustea quando si affermò un ideale estetico fondato sull’armonia e sulla perfezione formale mentre la lingua del commediografo non era in linea con i gusti dei nuovi lettori.
Il pubblico inoltre si disaffezionò alle opere di Plauto preferendo spettacoli come il mimo.
Le cose cambiarono in parte nel II secolo d.C. quando si afferma un nuovo movimento culturale definito "arcaizzante", caratterizzato da uno spiccato interesse per gli autori classici.
Le commedie di Plauto nel corso del Medioevo non vennero incluse nei programmi scolastici ed ebbero una diffusione limitata e del resto, essendo prive di un messaggio morale, non potevano essere reinterpretate in chiave cristiana.
Il vasto fenomeno di riscoperta dei classici che si ebbe nel corso dell’Umanesimo coinvolse anche le commedie plautine che non solo ricominciarono a circolare ma tornarono sulla scena.
La commedia latina influenzò la Commedia dell’Arte sviluppatasi in Italia e diffusasi poi in tutta Europa.
Esse avevano in comune la presenza di personaggi tipizzati e scene di natura farsesca.
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