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Tito Maccio Plauto

Di Plauto abbiamo pochi dati biografici e, secondo quel che dice Cicerone, Plauto era senex nel 191 a.C. pertanto collochiamo la sua nascita nel 251 circa. Notizia certa è invece il luogo di nascita: la città di Sarsina (oggi Romagna). L’autore prese parte a diverse compagnie come operaio o macchinista, poi lavorò in un mulino e, solo dopo queste attività, intraprese la vita da commediografo. Imparò il latino e il greco e fu attore prima, commediografo poi di numerose commedie.

Attorno al suo nome esiste una leggenda. Accanto a Titus si sarebbe aggiunto Maccius da Maccus = una maschera dell’Atellana e Plautus = Epiteto umbro ‘platus’ che significa o ‘dalle orecchie pendule’ oppure ‘piedipiatti’ (alludendo al mimo).

Plauto si specializza in un unico genere letterario: scrive solo palliate di ambientazione greca. I suoi testi sono presentati come traduzioni dal greco e non riusciamo a distinguere, poiché non abbiamo i testi originali, quanto ci sia di greco e quanto di latino. Introduce la contaminatio, cioè l’accorpamento di scene, i colpi di scena che ne fanno una commedia motoria e l’Italicum Acetum in cui deride tutti. Plauto non è moralista, ma semplicemente si prende gioco di tutti, mantenendo l’auctoritas.

Varrone distinse 21 commedie di appartenenza a Plauto, anche se ne furono trovate molte altre. Gli studiosi propongono o la probabile esistenza di un altro Plautium oppure l’abitudine del nostro autore di intervenire e modificare altre commedie e, naturalmente, lasciare la propria firma.

I titoli sono tutti latini e anche i nomi greci sono stati latinizzati. La scena è posta ad Atene, capitale della nuova e antica commedia. Il prologo, in Plauto, ha un valore introduttivo per l’antefatto e i personaggi. Lo schema fisso delle commedie è quello del giovane e della sua donna amata, ampliato grazie agli elementi ingannevoli e alle avventure che egli deve superare. Un elemento tipico di Plauto è il ‘metateatro’ o ‘teatro nel teatro’ che creava equivoci ed era di matrice carnevalesca.

Al centro delle commedie vediamo la figura del servus, ideatore di stratagemmi, che ha come antagonista il padrone. Solitamente è uno schiavo domestico che vuole ottenere la sua libertà. È minacciato da punizioni. Anche la donna aveva una funzione fondamentale poiché tutto si muove a causa sua. La donna solitamente è meretrix, cioè cortigiana buona o cattiva, anche se si alternano donne oneste, solitamente libere (uxor, puella). La donna era mediatrice della vita economica e del matrimonio.

Il realismo plautino contiene elementi antichi con l’obiettivo di concepire elementi e momenti graditi attraverso le situazioni iperboliche e bizzarre. La lingua è il sermo cotidianus con grecismi, citazioni e imitazioni. Non dimentichiamo le frequenti figure di suono, metafore e giochi di parole. A Plauto si attribuisce un grande contributo per lo studio della lingua, della storia latina e lo sviluppo della metrica latina.

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