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Chi è il vero Sosia?


Amphitruo, atto I, scena 1, vv 263-462


Nel primo atto, dopo il famoso canticum di Sosia, avviene l’incontro tra Mercurio, che si è travestito da Sosia, e il vero Sosia, servo di Anfitriòne, inviato a casa dal padrone per annunciare il suo ritorno dalla guerra. Mentre Giove è ancora in compagnia di Alcmena, moglie di Anfitriòne, Mercurio deve impedire a Sosia di entrare nel palazzo, così, vedendolo arrivare, lo affronta davanti alle porte e lo provoca presentandosi come Sosia, Il servo reagisce affermando di essere lui il vero Sosia, ma Mercurio, dopo averlo malmenato, lo accusa di essere un impostore e gli fornisce delle prove inoppugnabili sulla sua identità, lasciandolo malconcio, sgomento e in piena crisi.
Plauto sviluppa qui il motivo del “doppio”, centrale nella trama di questa commedia, che sarà destinato ad avere una lunga fortuna nella letteratura europea. Sosia, trovandosi di fronte il proprio doppio, il proprio simulacro, cade in una profonda crisi d’identità e subisce un processo di spersonalizzazione arrivando a dubitare di se stesso. La situazione ebbe tanto successo che il nome “sosia” è passato a indicare per antonomasia il doppione, la persona identica a un’altra tanto da poter essere confusa con essa.
Il tutto è naturalmente volto in beffa da Plauto, che coinvolge nella “commedia all’interno della commedia” anche il pubblico, già avvertito dell’inganno dal personaggio Mercurio nel prologo, con il gioco degli a parte, in cui gli spettatori diventano complici della beffa e ridono dello stupore del vero Sosia. Un altro elemento di comicità particolarmente evidente nel testo originale è offerto dalla parodia dei toni epici e tragici, condotta con riprese dai testi omerici e dal linguaggio “alto” della tragedia.
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