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Plauto e Terenzio - Differenze


La sua poetica, a differenza di Plauto, che era basata sul risum movere, è incentrata sull’aderenza al realismo e il suo scopo è quello di rappresentare scene più verosimili possibile. Rinnega il metateatro, stabilisce contatto con il pubblico solo nel prologo invece di metterlo al corrente della finzione scenica con empatia durante la rappresentazione; lo evita perché nella vita vera non avviene nulla di simile. Pseudolo, quasi poeta, rende vero ciò che è mendace ma lui vuole mettere in scena solo la realtà e non ci sono persone che parlano da sole nella vita quotidiana.
(Considerando gli eventi del testo non si prevede che ci sia qualcuno che stia lì a vedere, il pubblico non dovrebbe esserci, è come se gli attori fossero soli).
La funzione dei personaggi cambia: in Plauto erano stereotipati, in Terenzio assumono spessore perché assumono psicologia; ognuno ha un proprio valore ed è caratterizzato individualmente, non agisce rispettando un modello.
Pur trattando degli stessi episodi, le caratteristiche dei personaggi gli sono più verosimili: non può essere un servo a condurre la scena né può essere il personaggio principale con più importanza nella vicenda, ciò non accade nella realtà, il suo ruolo viene ridimensionato. In nome del concetto di humanitas, i personaggi diventano a tutto tondo: il servus callidus (astuto) perde questa caratteristica e facendo in questo modo il pubblico non può immaginarsi o aspettarsi di vedere messi in scena determinati comportamenti prima di presenziare allo spettacolo. Prima il servo agiva sempre per aiutare il padrone, dopo in modi diversi a seconda dell’opera. L’opera con Terenzio garantisce spessore psicologico, fa agire i personaggi come se fossero veri e la loro funzione unica non fosse quella di far ridere.
La scena è meno dinamica e più legata alla riflessione e non viene apprezzata dal pubblico abituato solo a ridere. Pur non riuscendoci, inietta un germe di satira nella letteratura latina. Caratterizzano gli spettacoli di Terenzio anche l’unilinguismo, i toni pacati e la lingua molto omogenea, quasi unica; Plauto invece ha la caratteristica della pluralità metrica (usava tanti metri per declamare) e il suo modo di scrivere è sintetizzato nella formula “numeri innumeri”, ossia “metri infiniti”.
Il rapporto tra monologhi e dialoghi cambia: i monologhi scompaiono quasi del tutto perché di difficile verosimiglianza, il dialogo viene invece molto usato perché rende più statica la narrazione rispetto alla commedia plautina dando più significato alle parole che vengono dette. In Plauto la commedia è dinamica, in Terenzio statutaria che non prevede né cambi di scena né ribaltamenti.
Scompare l’apparte, una recita di un numero definito di battute che veniva pronunciata a parte, a prescindere dagli altri, poiché poco verosimile: prima il servo recitava da solo una o più battute separandosi dalla recitazione complessiva creando complicità con il pubblico.
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