Indice

  1. Il servo medita il furto (Aulularia, vv. 608-662)
  2. La preghiera di un avaro
  3. e quella di un servo astuto
  4. La beffa del servo ai danni dell’avaro
  5. Comprensione guidata

Il servo medita il furto (Aulularia, vv. 608-662)

Ancora una volta il servo plautino, con prontezza e spirito di iniziativa, viene in aiuto al suo giovane padrone. Mentre Euclione nasconde il tesoro nel tempio della dea Fede, e le rivolge l’accorata supplica di custodirlo fino al suo ritorno, il servo di Liconide ascolta quella preghiera e, non visto, viene a conoscere l’esistenza della pentola. Euclione si allontana, ma presto, in preda a un terribile sospetto, torna indietro e si accorge del servo; quando il vecchio comincia ad accusarlo di furto, il servo, che non ha ancora effettivamente rubato niente, ha già in mente un piano per impossessarsi del tesoro.

La preghiera di un avaro

Euclione, in preda ai sospetti, ha deciso di spostare la sua adorata pentola presso il tempio della Fides: a questa divinità, personificazione della «Fede» (vedi Fides, p. 677), il vecchio rivolge una preghiera e si dispone a offrire un sacrificio, ma è chiaro che l’unico vero interesse di Euclione è che l’oro sia al sicuro. L’insistenza su questo punto è sottolineata anche dalla triplice richiesta: «O Fede! Sta’ attenta a non essere tu a indicare a qualcuno che qui c’è il mio oro … ma ti prego Fede, fa’ che ciò non avvenga! … O Fede, ti ripeto la raccomandazione: fa’ che la mia pentola resti intatta finché la porterò via!».

e quella di un servo astuto

Alla preghiera di Euclione fa come da contrappunto quella del servo, che ha ascoltato di nascosto le parole dell’avaro; anche in questo caso si tratta di una ‘preghiera’ del tutto irrituale, irreligiosa, comica: il servo ha deciso di mettere in atto il furto dell’oro e chiede, paradossalmente, sostegno alla dea alla quale l’oro è stato affidato. Con un gioco verbale intorno al nome e al ruolo della Fides, il servo chiede alla dea di essere ‘fedele’ a lui e non al vecchio. Altrettanto coerente con lo spirito del servo è la promessa di un’offerta di vino alla dea, che però finisce in modo assai poco ‘pio’: «ma poi in tuo onore me lo berrò io!».

La beffa del servo ai danni dell’avaro

Il furto non è ancora avvenuto nella realtà, ma è già un progetto concreto nella mente del servo di Liconide. Dopo aver tante volte immaginato la possibilità di questo evento, Euclione finirà veramente derubato. Autore del furto è un servo astuto che agisce in modo simile a tanti altri servi plautini, ma con una importante differenza: a essere sottratto è un oggetto, la pentola, e non una donna, anche se alla fine l’effetto sarà quello di mandare a monte il matrimonio di Fedria con Megadoro e di favorire Liconide. L’inganno colpisce il senex nel suo attaccamento alla ricchezza, e l’oro, che verrà sottratto e poi restituito, sarà lo strumento che permetterà a Liconide di trionfare sposando Fedria. In questo modo non viene messa in discussione la patria potestas di Euclione: non sarebbe stato infatti ammissibile sottrarre tramite l’inganno una ragazza libera al padre che su di lei esercita la legittima proprietà.

Comprensione guidata

I personaggi
1. Il testo si presenta come un dialogo: quali sono i personaggi effettivamente sulla scena? Quali altri personaggi sono evocati, pur non prendendo attivamente parte al dialogo?

I luoghi
2. Dove avviene questo dialogo? 3. In che modo il luogo influenza l’atteggiamento dei protagonisti? Quali dei loro gesti avrebbero senso soltanto in questo contesto?

I nuclei tematici
4. Indica quali tra i temi elencati di seguito sono presenti nel brano: a. timore degli dèi; b. fiducia nella fedeltà degli uomini; c. superstizione; d. ossessione per la perdita di un bene; e. devozione interessata; f. elogio della giustizia divina.
5. Tra i temi che hai individuato, quali rivestono un’importanza centrale e quali un ruolo marginale?

Il punto più difficile
6. Il corvo che «gracchia da sinistra» causa in Euclione il presentimento che lo spinge a tornare indietro per timore di aver perduto il tesoro. Come si definisce, nella cultura romana, un evento naturale che si può interpretare come una predizione per il futuro?

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