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Un servo cuoco, architetto e soldato

La tresca fra la concubina di Pirgopolinice (il miles gloriosus) e il giovane Pléusicle è stata scoperta da Sceledro; il vecchio Periplectomeno (amico e ospite di Pléusicle) avverte di tutto ciò Palestrione (servo di Pléusicle), che si trova così costretto ad architettare un piano per ingannare Sceledro ed evitare una sua delazione al soldato. «Sta’ zitto un minuto» — dice, dunque, Palestrione a Periplectomeno — «mentre chiamo a raccolta i progetti nel cervello e medito quel che c’è da fare, che trappola io debba architettare contro la trappola del mio compagno [scil. Sceledro], che ha visto lei qui sbaciucchiarsi, io che maniera debba fargli credere di non aver visto quello che ha visto (id visum ut ne visum siet)» (vv 197-199)
Metro: settenari trocaici.

Periplectomeno

«Tu escogita (Quaere)! Io nel frattempo (interim) mi sarò allontanato (apscessero) da te (aps te), da qui Chine) a qui (huc)» (v. 200). Il primo verso della battuta di Periplectomeno definisce sin da subito le coordinate della situazione: l’imperativo iniziale (Quaere) è rivolto a Palestrione, che da questo momento in poi diventerà l’oggetto della descrizione, ed è seguito da una spiegazione della nuova collocazione scenica di Periplectomeno; questa spiegazione risulta dettagliata dal punto di vista sia temporale (con l’uso del futuro perfetto apscessero e dell’avverbio interim) sia spaziale, poiché vi risaltano gli avverbi hunc (moto da luogo) e bue (moto a luogo) e il preverbo. preposizione abs (= ab, «lontano da»), ripetuto in anafora (APScessero APS te).

I gesti di Palestrione

A questo punto, il vecchio Periplectomeno, distante dal meditabondo Palestrione, inizia a descriverne i gesti e gli atteggiamenti, «Ma, di grazia (dis), guarda (vide) quello lì (Illuc), come (quem ad modum) si è fermato (astitit), preoccupandosi (curans) e riflettendo (cogitans) con la fronte severa (severo fronte)» (vv. 200-201). Il nuovo imperativo (vide, v. 200) non è più rivolto a Palestrione, ma direttamente allo spettatore (o, senza pensare ad alcuna valenza metateatrale, a un immaginario interlocutore) ed è accompagnato dalla formula di cortesia sis (= si vis, «se lo desideri», «per favore»); dall’imperativo dipendono dapprima l’accusativo Illuc (da illum + ce), quindi l’interrogativa indiretta introdotta da quem ad modum (con il verbo all’indicativo, astitit, secondo l’uso arcaico). Questo primo accenno a Palestrione mira a definirne la posizione e l’atteggiamento generale: il servo è in piedi (astitit) e ha la fronte corrugata (severo fronte, ablativo di modo); si sta preoccupando dell’accaduto (CurANS) e, perciò, medita il da farsi (CogitANS, in allitterazione e omoteleuto rispetto al participio precedente).
Poi la descrizione si fa puntuale. «Batte (pultat) il petto con le dita (digitis); ha intenzione — io penso (credo) — di chiamare (evocaturust) fuori (foras) il cuore (cor); ecco (ecce) si volta (avortit): puntellandosi (nixus) sulla gamba sinistra (laevo in femine) vi appoggia (habet) la mano sinistra (Iaeva in manum), con la destra (dextera) fa il conto (rationem computat) con le dita (digitis), battendo (feriens) la gamba destra femur dexterum). Con tale forza (Ita vehementer) colpisce (icit): a fatica (aegre) gli si palesa (suppetit) che cosa debba fare (quod agat). Ha fatto schioccare le dita (Concrepuit digitis): è in difficoltà (laborat); cambia (commutat) spesso (crebro) posizione (status). Ma ecco qua (Eccere autem) fa un cenno (nutat) con il capo (capite): non gli piace (non placet) ciò che ha trovato (quod repperit)» (vv. 200-207).

Un pensiero visualizzato

Periplectomeno registra cosi tutte le fasi di una prima riflessione, dalla maturazione di un progetto, alla sua valutazione, al definitivo giudizio in merito . Il discorso è puntuale, i periodi sono brevi e concisi,compattati da frequenti figure di suono (soprattutto anafore e allitterazioni), che scandiscono le unità sintattiche e,parallelamente, le unità gestuali del comportamento di Palestrione. La densità del discorso è garantita, inoltre, dall'economia lessicale dell’ intero brano, in cui ricorrono spesso le medesime parole, talora variate soltanto nel caso (poliptoto) per marcare i passaggi semantici della descrizione: con le dita (digitis, ablativo strumentale) Palestrione segna tutte le fasi della propria meditazione, tamburella sul petto , batte la gamba per tener di conto ), infine fa uno schiocco risolutivo; si puntello sulla gamba sinistra e vi tiene posata la mano corrispondente, mentre segna il conto con la destra sulla gamba corrispondente.
Il discorso è puntellato, inoltre, da un fitta serie di deittici, esclamazioni e termini che sollecitano la verifica visiva della descrizione orale: tutti questi dementi, oltre a garantire notevole, evidenza e “visibilità” al discorso di Peripleciomeno, testimoniano quanto stretta dovesse essere la corrispondenza fra la parola della descrizione e gli oggetti descritti. Le potenzialità comiche di un simile passo dovevano essere esaltate dalla drammatizzazione del testo: Periplectomeno registra minuziosamente tutta una serie di comportamenti da pensatore che Palestrione doveva inscenare nel medesimo istante; è possibile, inoltre, che lo stesso Periplectomeno riproducesse a sua volta, distorcendole e amplificandole comicamente, le posture assunte dal servo meditans.

Un linguaggio evocativo

Già in queste prime battute, il discorso manifesta connotazioni spiccatamente evocative e allusive, che saranno esplicitate nei versi successivi. Anzitutto al cuore , che per gli antichi costituiva la sede dell’intelletto, Palestrione si rivolge come se si trovasse sull’uscio di casa di un amico: il verbo pulto (frequentativo di pello) significa, infatti, «busso alla porta» per farla aprire, mentre il verbo evoco (qui nella forma sincopata evocaturust, per evocaturus est, in perifrastica attiva) significa «chiamo fuori». Fa seguito, poi, la fase del pensiero-calcolo (rationem computat,), che trascolora nel quadro finale: la virulenza dei colpi sulla gamba destra , lo schiocco delle dita, il cambio di posizione e il cenno del capo segnano l’aborto di questa prima fase di meditazione. Le nuove meditazioni di Palestrione saranno scandite da altre metafore.
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