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Il nipote di Venere


Le due meretrici Acrotelèuzia e Milfidippa, su suggerimento del servo Palestrione, si fingono rispettivamente moglie e ancella del vicino di casa del soldato Pirgopolinice. Acrotelèuzia mostra con comica esagerazione di essersi invaghita follemente di Pirgopolinice e il soldato, a causa della sua vanteria, inizia a cadere nella trappola; nel finale della commedia sarà sorpreso e bastonato dal finto marito geloso di Acrotelèuzia, E qui riprodotta la scena madre della commedia, quella in cui la beffa organizzata da Palestrione nei confronti del soldato vanaglorioso Pirgopolinice raggiunge i pii efficaci risultati comici. Si tratta di una vera e propria “commedia nella commedia”, in cui gli attori recitano un’altra parte di cui il pubblico è a conoscenza. Di effetto dovevano risultare il travestimento della meretrice in matrona e la parodia dei sintomi dell’innamoramento.


Scena 6

Milfidippa, Acroteleuzia, Pirgopolinice, Palestrione

Milfidippa è, sia nella realtà sia nella finzione ordita da Palestrione, ancella di Acroteleuzia. La scena inizia con un a parte tra le due donne che fanno finta di non vedere i due uomini.

MI. (A bassa voce, ad Acroteleuzia) Padrona, ecco il soldato.
AC. Dov’è?
Ml. A sinistra.
AC. Lo vedo.
MI. Da’ una sbirciatina, di soppiatto: non deve accorgersi che lo vediamo.
AC. D’accordo. E giunto il momento, perdio, che da cattive diventiamo perfide.
MI. A te l’onore.
AC. (Ad alta voce, in modo da farsi sentire) Ma cosa mi dici, sei riuscita a incontrarlo persona? (A bassa voce) Non risparmiare la voce: deve sentirti.
MI. Gli ho parlato di persona, ti dico con tutta calma, per tutto il tempo che ho volute, senza fretta, a piacer mio.
Pl. Senti che cosa dice?
PA. Lo sento. Com'è contenta di averti avvicinato!
AC. Oh, donna fortunata!
PI. Come deve amarmi!
PA. Te lo meriti!
AC. Mi racconti una cosa strabiliante: che l'hai incontrato, lo hai pregato direttamente, perdio; si dice che per avvicinarlo ci voglia una lettera o un messaggero, come fosse un re!
MI. E difatti è stata dura ottenere facoltà di avvicinarlo e di pregarlo.
PA. Come sei famoso tra le donne!
Pl. Pazienza, se Venere vuole cosi!
AC. Rendo grazia a Venere, la invoco e la scongiuro di concedermi la persona che amo, adoro, di renderlo benevolo verso di me: non vorrei che il mio desiderio lo infastidisse.
MI. Speriamo che succeda così. Benché siano in molte a concupirlo, lui le disprezza, le allontana tutte, eccetto te.
AC. È appunto questa la paura che mi tormenta: è di gusti difficili; non vorrei che quando mi vede, i suoi occhi gli facciano cambiare parere e d'un tratto, raffinato com'è, scopra che la mia avvenenza non è degna di lui.

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