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Il lenone Ballione (Pseudolus, vv. 133-205)
Ostile alle aspirazioni del giovane innamorato è anche il lenone, ruffiano avido di denaro e unicamente intento al proprio tornaconto. Qui il giovane Calidoro ha appena appreso che la ragazza di cui è innamorato, Fenicio, prostituta appartenente al lenone Ballione, è stata venduta a un soldato, quando ecco entrare in scena, frusta in pugno, il lenone in persona, seguito da uno stuolo di servi e prostitute. Ballione ha deciso di festeggiare il suo compleanno con un banchetto: distribuisce ordini a tutti, scimmiottando l’autorità di un magistrato. Calidoro e il servo Pseudolo assistono alla scena scambiandosi qualche battuta ‘a parte’ sull’arrogante malvagità del lenone.Il personaggio del soldato fanfarone
Valore in guerra e bellezza capace di sedurre ogni donna sono i tratti distintivi che ogni soldato da commedia crede di possedere e che l’adulatore di turno, parassita o schiavo, per convenienza o per beffa, gli fa credere di possedere. Un tipo comico, quello del miles, che ha certamente modelli nel mondo ellenistico, ma nel quale gli spettatori romani potevano riconoscere senza difficoltà qualche generale di casa propria.Un conquistatore in guerra e in amore
In questa scena iniziale, che precede il prologo vero e proprio, attraverso il dialogo con il parassita adulatore, Artotrogo, Pirgopolinice si presenta al pubblico nella sua doppia veste di soldato vanaglorioso e sedicente conquistatore di cuori femminili, caratterizzazioni del tutto sovrapponibili poiché riconducibili a un unico, irrefrenabile desiderio di conquista. Anche il nome di Pirgopolinice, «vincitore di rocche e di città », un tipico ‘nome parlante’ plautino, esprime questa caratterizzazione fondamentale del personaggio. Tanta è la sete di conquista di Pirgopolinice, quanta l’ingordigia del ventre di Artotrogo, perfetta cassa di risonanza della megalomania del soldato. Anche se in questa presentazione iniziale non vi si fa cenno apertamente, il pubblico può già intuire che Pirgopolinice compare nella commedia con una veste ben precisa: il suo presunto talento da conquistatore ne farà l’antagonista ideale in un intreccio che, come avviene comunemente nella commedia plautina, avrà come protagonista un giovane innamorato.Ballione, schiavi, pseudolo, calidoro
Hoc agite, hoe animum advortite / huc adhibete auris quae ego loquor, plagigera genera hominum. / Numquam edepol vostrum durius tergum erit quam terginum hoc meum. / Quid nunc? Doletne? Em sic datur, si quis erum servos spernit. / Adsistite omnes contra me et quae loquar advortite animum. / Tu qui urnam habes aquam ingere, face plenum ahenum sit coco. / Te cum securi caudicali praeficio provinciae.vv. 152-158
Badate a questo, fate attenzione a questo, qua, porgete orecchio a quel che dico, razza di pigliabusse! No, per Polluce! La vostra pelle non sarà mai più dura di quella del mio staffile. Ebbene? Fa male? Ecco, così si tratta un servo che se ne infischia del suo padrone. Disponetevi tutti di fronte a me, e fate attenzione a quel che vi dirò. (rivolgendosi a uno degli schiavi) Tu che hai la brocca, porta dell’acqua, riempi la caldaia al cuoco. (a un altro) Tu con la scure, ti assegno alla circoscrizione dei tronchi d’albero.
Annotazione:
1. ti assegno alla circoscrizione dei tronchi d’albero: per dare autorità e severità ai suoi ordini, Ballione attinge qui al linguaggio degli incarichi ufficiali: il compito di spaccare la legna è definito caudicalis provincia, «la giurisdizione dei tronchi», e l’attribuzione dell’incarico praeficere, «mettere al comando » (verbo da cui deriva praefectus, «prefetto»); la scena richiama una cerimonia d’investitura ufficiale, come se lo schiavo avesse ricevuto un incarico di responsabilità istituzionale.