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Un ruffiano senza scrupoli: entra Ballione


Pseudolus, atto I, scena 2


Ballione, il ruffiano proprietario della bella Fenicio di cui è innamorato Calidoro (il padrone di
Psèudolo), organizza un banchetto per festeggiare il suo compleanno, rivolgendosi a un gruppo di ladri e prostitute al suo servizio: il discorso, farcito di improperi. minacce e insulti, e accompagnato da gesti significativi, rivela bene il carattere violento, arto gante e sprezzante e il comportamento rozzo e voi. gare del personaggio.
Nella scena, che è stata sempre considerata uno dei ritratti plautini più vivi, si fa ricorso con insistenza all’iperbole. soprattutto nelle paradossali citazioni mitologiche, e al sapiente gioco fonico - linguistico,
con le paronomasie e le allitterazioni. Insistita è anche la parodia del linguaggio religioso e giuridico; sono frequenti i grecismi che rimandano a un lessico gergale, proprio di alcuni strati e mestieri della popolazione romana.
Metro: metri vari con prevalenza di settenari e ottonari trocaici.

Ballione, schiavi, cortigiane, Pseudolo, Calidoro


BA:(Uscendo di casa, agli schiavi) Uscite, forza, uscite pezzi di poltroni, gentaglia sprecata, mangiapane a tradimento. Mai che vi venga in testa di fare un filo di bene, e mai ch'io possa trarre da voi un po' d'utilità, se non ricorro a questi mezzi (Li percuote). Non ho mai visto degli individui p asini male costoro, con una groppa tosi incallita dalle botte, che, a percuoterli, ti fai più male tu che loro. Per naturale, poi, hanno di essere degli sciupasferze; e il loro programma seguente: appena se ne dà l'occasione: piglia, ruba, agguanta, sgraffigna,sbevazza, ingozza, scappa. Questo sanno fare, per cui preferireste lasciare dei lupi a guardia delle pecore che codesta gente a guardia della casa. Se poi fai per sbiluciarli in faccia, oh, non è a dire che abbian l'aria tanto tristanzuola: è ai fatti che ti fregano! (Ai servi) Ora, se non aprite bene gli orecchi ai miei ordini, se non vi scrollate di dosso la sonnacchia e la poltroneria, a furia di botte, farò dei vostri fianchi un capolavoro di intarsio che neppure gli arazzi di Campania saranno così variegati né i tappeti di Alessandria con tutte quelle loro raffigurazioni di animali'. Già sin da ieri avevo dato ordine a tutti, avevo distribuito i compiti: ma voi siete così infingardi, così buoni a nulla che sono costretto a rinfrescarvi la memoria a suon di staffilate. Eh, ma ce ne vuole per la vostra faccia di bronzo: siete più potenti di questo (Mostra lo staffile) e anche di me. Guardate, per favore, guardate come si danno da fare.
Ascoltatemi, statemi attenti, aprite le orecchie a quello che vi dico, razza di sangue da bastone. Il vostro cuoio, mondo cane, non sarà più duro del cuoio di questo mio staffile. (Li batte). E allora? Fa male, nevvero? Eh eh, ma è così che si fa, se un servo se ne fotte del padrone. Qua, schieratevi tutti assieme qua, dinanzi a me e ascoltate quello che vi dico. Tu con quella brocca, va' a fare rifornimento d'acqua e riempi il paiolo per il cuoco. Tu con quella scure, sei assegnato al dipartimento del boschetto.
[Servo (Mostrando la scure). Ma ha il filo tutto sdrucinato.
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