Indice

  1. L’innamorato e la porta chiusa
  2. Metro
  3. Il rovesciamento dei ruoli
  4. Una serietà da ridere
  5. Il canto alla porta

L’innamorato e la porta chiusa

Generalmente è il prologo lo spazio in cui Plauto introduce allo spettatore i personaggi e le linee essenziali dell’intreccio della commedia. Tuttavia, questa commedia risulta una eccezione: il Curculio, infatti, ci è stata trasmessa senza il prologo. Possiamo ipotizzare che in origine un prologo fosse presente, e che sia andato poi perduto nella tradizione manoscritta; alcuni studiosi, d’altro canto, hanno sospettato che in realtà questa commedia, per via del suo intreccio piuttosto lineare, non necessitasse affatto di un’introduzione. La scena seguente è quella con cui prende avvio la commedia e introduce i fatti che seguiranno: nel linguaggio della critica teatrale, un dialogo di questo tipo si definisce «protatico» (dal greco pròtasis, «introduzione »). Il giovane protagonista Fedromo è fermo davanti alla porta della casa in cui vive Planesio, la ragazza di cui è innamorato; al suo servo Palinuro, che lo sorprende mentre sembra parlare proprio con la porta, il giovane spiegherà la situazione, introducendola così anche al suo pubblico. Planesio è una prostituta di proprietà del lenone Cappadoce e Fedromo dovrà quindi procurarsi il denaro necessario a riscattare l’amata, battendo sul tempo un soldato fanfarone che ha già versato al lenone la somma per il riscatto.

Metro

Senari giambici.

Il rovesciamento dei ruoli

L’impostazione di questa scena si presenta immediatamente carica di un’ironia che, per il pubblico antico, era ben evidente al v. 9, lautus luces cereum, «ti reggi il cero da te stesso». Nell’antichità era comune che fossero gli schiavi a precedere il padrone portando dinanzi a lui le lanterne necessarie a illuminargli la strada; qui invece è Fedromo stesso a portare il cero, dimenticando il suo status ‘padronale’, e meritandosi così l’ironia del suo servo. A causare questa sorta di abbassamento sociale del protagonista è la sua condizione di innamorato: si prepara così la parodia degli stilemi della poesia d’amore su cui si fonderanno i versi successivi. Ma l’ironia del servo Palinuro si sviluppa su un livello più sottile, che poteva essere colto solo dallo spettatore che conosceva la lingua greca: il nome del protagonista, Fedromo, ricalca il greco Phaìdromos, che nella radice richiama il termine phaidròs, «lucente»; rimarcando che il suo padrone porta la luce per se stesso, il servo sta giocando sull’etimologia stessa del nome del protagonista.

Una serietà da ridere

Per impostare il tono ironico che pervade l’intera scena, Plauto ricorre anche a un altro espediente: presentando la ‘gravità’ del proprio innamoramento in quei toni esagerati che sono propri dei giovani della commedia , Fedromo afferma di dover in ogni caso andare dove l’amore comanda, anche in un «giorno fissato e stabilito per un incontro con uno straniero », si status condictus cum hoste intercedit dies (v. 5); un lettore moderno non capirebbe, probabilmente, il senso di questo riferimento, ma un contemporaneo di Plauto avrebbe colto senz’altro la rilevanza di questa osservazione. Dai frammenti superstiti delle leggi delle XII Tavole sappiamo che le parti coinvolte in un processo erano tenute a presentarsi dinanzi al giudice nel giorno indicato, e che un’eventuale assenza avrebbe automaticamente causato la soccombenza nella causa; esistevano però alcune circostanze che potevano giustificare l’assenza di una parte: tra le altre ragioni, una parte poteva chiedere lo spostamento del processo se questo coincideva con un giorno in cui si era già preso un impegno con uno straniero questione che ricadeva nell’ambito dell’onorabilità della fides publica . Impegni di questo genere, abbastanza importanti da giustificare l’assenza da un processo, non sono sufficienti a esimere l’innamorato dal seguire i comandamenti d’amore.

Il canto alla porta

Questa scena, che fin dall’inizio mostra di avere una ricca trama di riferimenti e giochi allusivi, ha il suo nucleo nella parodia di uno stilema ben noto alla poesia d’amore: nelle parole affettuose che Fedromo rivolge alla porta dietro cui si trova la sua amata, e ancor più nei corrispondenti sfottò di Palinuro, è facile cogliere una parodia del paraklausìthyron, il «lamento presso la porta chiusa ». Con questa definizione si indica una situazione ricorrente nella poesia d’amore, che noi conosciamo dalla poesia lirica greca e che doveva essere parodiato già nella Commedia Nuova greca: questa situazione coinvolge tipicamente la figura di un innamorato, che è stato respinto dall’amata o da qualcuno che ha autorità su di lei, e che pertanto resta a versare lacrime sulla soglia della porta chiusa, con cui a volte immagina di avere un dialogo diretto. In questa tradizione si pone Fedromo, definendo «carissima» (oculissimum) la porta chiusa della casa in cui vive l’amata; la replica di Palinuro, che rivolge alla porta domande banali («hai avuto la febbre?», «hai cenato?») svela la parodia, e mostra come la commedia plautina sappia valorizzare il rovesciamento dei generi letterari.

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