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lo sono Ulisse


Il servo Crisalo, dopo aver ottenuto una prima volta, per mezzo di uno stratagemma, l’oro che serve al giovane MnesiIoco per riscattare Bacchide dal soldato con cui vive e averlo perso non per colpa sua, con un secondo trucco (una falsa lettera) è riuscito nuovamente a carpire il denaro al vecchio Nicobùlo. Ma questo non gli basta e decide di scucire al vecchio altri soldi per far baldoria e per far ciò utilizza un’altra falsa lettera. In questo lungo monologo, Crisalo celebra il proprio trionfo in termini epici e militareschi, arrivando a paragonarsi a Ulisse e ad altri protagonisti della guerra di Troia, il cui argomento era ampiamente noto al pubblico romano. Anche gli altri personaggi della commedia vengono qui paragonati a personaggi omerici, in una sorta di sceneggiatura buffonesca che si richiama alla saga troiana e in cui Crisalo è il “regista” che affida le parti. Lo stile è a tratti chiaramente elevato, il tono altisonante, linguaggio magniloquente, ma tutto è volto in parodia dal servo e da Plauto, che mostra qui tutta la sua attitudine “paratragica”.


"Dicono che i due Atridi fecero un gran capolavoro perché ci misero dieci anni a conquistare Pergamo, la patria di Priamo, fortificata da mani divine, con armi, cavalli, guerrieri mica da scherzarci, e una flotta di mille navi. Ma questo è solo un po’ di solletico ai piedi in confronto con l’assalto che io darò al padrone, senza flotta, senza esercito e senza tanti soldati del cavolo. Ho preso, ho espugnato per il figlio del padrone innamorato un po' di soldoni a suo padre. Ma aspettando che arriva gli voglio cantare il mortorio. O Troia, o patria, o Pergamo, o Priamo, sei fregato, vegliardo che miseramente malamente malmeneranno di quattrocento begli aurei filippi. Questa lettera suggellata e sigillata, che io porto, non è una lettera, ma il cavallo di legno che mandarono g li Achivi. Pistoclèro è Epeo: l’ho avuta da lui. Mnesiloco è Sinone abbandonato. Eccolo lì, mica sulla tomba di Achille, sui letti si sbraga. E si tiene stretta Bacchide. Quel Sinone ci aveva il fuoco per i segnali, lui invece brucia di persona. Io sono Ulisse, per il cui consiglio queste gesta si compiono. Le zampe d’oca scritte lì dentro sono i cavalieri gagliardi e forti. Almeno fino adesso butta bene. Questo cavallo non attaccherà un forte ma una cassaforte. Questo cavallo qui oggi ti porta la rovina, lo sbranamento, lo sgranamento nelle sostanze del vecchio, A questo nostro stupido vecchio darò il nome di Ilio. Il soldato è Menelao, io Agamennone e anche Ulisse Laerzio, Mnesfloco è Paride, che fotterà la sua patria. Costui ha rapito Elena, per cui assedio Ilio"

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