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Pacuvio - La Tragedia e la Catarsi

Il punto di partenza per le emozioni dello spettatore di una tragedia è dato dalle azioni che vanno di male in peggio: questo sentimento patetico serve a suscitare una sorta di elevazione morale che ha a che fare (lo spiega Aristotele nella “Poetica”) con la “catarsi” che gli spettatori devono provare. Il sostantivo “catarsi” significa purificazione: lo spettatore si purifica attraverso l’espulsione delle cose negative attraverso la paura che esce dal corpo quando la si prova, insieme con gli altri sentimenti negativi che derivano dall’empatizzazione con la scena. La purificazione è la magia del teatro tragico, che permette di sentirsi partecipi della vicenda solo fino a un certo punto, tale da percepire tristezza e paura ma anche da elevarsi perché ci si rende conto che quei sentimenti sono provati solo dalla parte di noi che ha empatizzato con il personaggio e non ci riguardano fisicamente. Quindi avvertiamo il terrore di essere esposti sul baratro ma ci fermiamo un attimo prima perché quella situazione non ci riguarda; la quarta parete, a differenza della commedia, non viene mai rotta.
Per raggiungere la catarsi bisogna utilizzare uno stile ricercato e soprattutto degli elementi di spettacolarizzazione efficaci, in quanto uno spettacolo piatto non permette di empatizzare. Dunque, il sublime parte dal patetico per suscitare elementi di elevazione spirituale che permettono di raggiungere la catarsi.
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