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Origini Letteratura Latina

La letteratura latina nasce nel 240 a.C con Livio Andronico, che aveva fatto rappresentare per la prima volta un testo scenico in lingua latina, forse una tragedia. Al suo posto i romani avrebbero preferito un grande poeta (che sarà Ennio) da opporre ad Omero, l'iniziatore della letteratura greca. La letteratura latina nasce come traduzione di quella greca.
Le prime testimonianze del latino scritto furono iscrizioni su pietra o bronzo legate alla vita privata, la più antica è: la Cista Ficoroni un vaso di bronzo (Preneste 1738 - Museo di Villa Giulia a Roma). La scrittura era usata anche per registrare leggi, trattati e patti internazionali. Usata per i Fasti, cioè il calendario romano che ogni anno i pontefici stabilivano dividendo i giorni fasti e nefasti. I Fasti divennero poi:
-Fasti consulares e pontificales: liste dei magistrati e dei pontefici nominati anno per anno;
-Fasti triumphales: trionfi militari ottenuti dai magistrati in carica.
Nacque poi, la Tabula Dealbata, una tavola bianca dove vi erano scritti, oltre ai nomi dei magistrati dell'anno, date di trattati, dichiarazioni di guerra, fatti prodigiosi e cataclismi naturali. Questa la scriveva il pontefice massimo che arricchendosi di informazioni diventò Annales, contribuendo alla nascita della storiografia latina.
Nascono anche i Carmina, canti in lingua arcaica (prosa ritmata). La loro forma è misteriosa e incomprensibile, lo stile è solenne. Erano usati per: preghiere, giuramenti, profezie, proverbi e scongiuri. Ai Carmina appartengono anche l'elogia, iscrizioni celebrative di uomini illustri; le XII Tavole di bronzo, redatte da dieci magistrati, esposte nel Foro (451-450 a.C.); e i carmina triumphalia, in occasione del trionfo i soldati improvvisavano dei canti in cui alle lodi si mescolavano scherni. I più antichi carmina sono quelli religiosi:
- il Saliare, canto dei sacerdoti dei Salii (istituito da Numa Pompilio) che ogni anno, nel mese di marzo, recavano in
processione i dodici scudi sacri, gli ancilia;
- l'Arvale, canto dei dodici fraters Arvales (istituito da Romolo) che ogni anno, nel mese di maggio, levavano un inno alla
purificazione dei campi.
Infine c'erano i Versi Fescennini, una produzione orale e improvvisata (canti di lavoro, ninna-nanne, canti d'amore) usati per scacciare il malocchio e la cattiva sorte.
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