Le origini di Roma


Intorno al 754 a.C. alcune tribù di antenati dei latini, i protolatini, abitanti sui colli del Palatino, edificarono una fortezza quadrata chiamata "Roma". Tale è la reale fondazione della città eterna, poi circondata da leggende poetiche. Roma ampliò i suoi confini gradualmente, sotto la guida dei Latini prima, sotto l'egida dei monarchi Etruschi in seguito, quando alla fine del VII secolo essi eressero in Roma il principato.
Si pensa che proprio in questo periodo sia nata la leggenda di Enea, capostipite della gens Iulia.
Venne immaginato, sulla falsa riga di alcune leggende tradizionali, un viaggio dell'eroe troiano dalla Tracia alle coste laziali, attraverso la Sicilia e la Campania.
Si pensa che ad un certo punto della narrazione i Romani abbiano cercato d'identificare in Iulo, figlio di Enea e fondatore di Albalonga, il vero fondatore della città. Infatti, a lui successero alcuni re albani fino ad Amulio la cui nipote Rea Silvia, figlia di Numitore, avrebbe generato Romolo e Remo.
Si comprende chiaramente il grande interesse di Roma nel vedere le proprie origini dal gusto e dalla fama della leggenda.
Quando nel 909 a.C., dopo la caduta dei regni monarchici etruschi, si instaurò la Repubblica, la città dovette sopportare l'urto delle lotte contro i popoli confinanti (Volsci, Equi, Fidenati e Veienti) e contro le invasioni dei Galli Senoni che la incendiarono nel 387.
Le guerre sannitiche del 290 e la conquista di Taranto alleata di Pirro nel 272, segnarono l'apoteosi di Roma repubblicana che teneva sotto il suo controllo una superficie di circa 125.000 Km².
La politica interna era dominata in questo periodo dal conflitto sociale tra Patrizi e Plebei.
Mentre i primi, ricchi possidenti, provenivano dalle famiglie più altolocate, i secondi comprendevano la grande quantità degli stranieri, degli schiavi trapiantati in Roma e affrancati successivamente e anche dei piccoli artigiani.
Dopo quasi tre secoli di discriminazioni sociali, i plebei acquistarono pieno riconoscimento di poter costituirsi in assemblee anche se bisogna riconoscere che l'indirizzo politico nell'Urbe era essenzialmente aristocratico, avendo i Patrizi grande rilevanza nella costituzione dei quadri senatoriali.
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