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Il Mimo

Probabilmente sorse in ambiente dorico (Peloponneso, Rodi, Creta) e ciò spiega la larga diffusione anche nella Magna Grecia. Questo tipo di spettacolo fu particolarmente sentito presso le popolazioni Siceliote, dal momento che i due più grandi scrittori di mimi furono due Siracusani, Sofrone e Teocrito, vissuti rispettivamente nel V e nel III secolo a.C. Il mimo è detto così perchè riproduce realisticamente scene di vita quotidiana. La parola deriva dal greco "μιμέομαι" che significa, appunto, "io imito". A rappresentare queste scene di vita erano attori che recitavano senza maschere, perchè questa avrebbe impedito quella che è la caratteristica principale di tale spettacolo, ossia, esprimersi attraverso la mimica facciale. L'assenza delle maschere comporta, inoltre, che le parti femminili fossero interpretate da donne, per cui il mimo era l'unica forma d'arte drammatica che ammetteva la presenza di attrici e, forse proprio per questo, era lo spettacolo meno stimato nel panorama delle forme teatrali. Contribuì a questa bassa considerazione anche l'immagine di miseria che lo accompagnava. I teatranti del mimo erano riuniti in piccole compagnie, costituite da uomini, donne e bambini, che girovagavano di paese in paese per trovare una piazza dove poter allestire i loro piccoli palcoscenici ed esibirsi. Le trame dei mimi erano piuttosto semplici anche perchè tale forma di spettacolo trovava la sua forza espressiva nella mimica e nella gestualità, quasi sempre a carattere osceno. Il mimo si diffuse relativamente tardi nel mondo romano, ma sappiamo che nelle feste in onore della dea Flora,istituite verso la metà del III secolo, ad esso era riservato uno spazio considerevole. Più tardi il mimo assumerà carattere letterario, ma manterrà le sue connotazioni più tipiche.

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