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In latino "poesia" si dice "carmen", la sua etimologia è probabilmente correlata al verbo cano (che significa "cantare"), proprio perché le poesie venivano cantate e accompagnate da strumenti musicali.
Il verso più antico era il saturnio ed era costituito da due unità ritmiche separate da una pausa.

La poesia veniva utilizzata soprattutto per scopi religiosi: si trattava di una sorta di scambio di favori. Infatti, l'uomo offriva alle divinità dei sacrifici, dei testi poetici, in cambio della loro benevolenza. Tuttavia, a Roma non c'era una mitologia religiosa autonoma, anzi essa venne "copiata" da quella greca.

Avevano una notevole importanza anche il culto domestico, celebrato dal pater familias, e quello pubblico. I documenti più importanti sono il carmen saliare e il carmen arvale.

Un altro tipo di carmina erano quelli convivalia, (dal termine "convivio" che significa banchetto), che comprendono le poesie che gli aristocratici recitavano durante i banchetti. Si presume che abbiano dato origine all'epica latina, ma purtroppo il loro carattere orale ne determinò la scomparsa.

Un altro filone importante è la poesia popolare, di cui abbiamo poche testimonianze ed è perciò difficilmente ricostruibile. Probabilmente era costituita da filastrocche, proverbi, nenie riguardanti la vita quotidiana.

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