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I ludi gladiatori

Il pubblico romano dimostrò un crescente interesse per un tipo di spettacolo ormai molto lontano dalla rappresentazione teatrale: I ludi gladiatori. In epoca imperiale ( dal I secolo d.C.) vennero costruiti giganteschi circhi e anfiteatri, destinati a esibizioni ginniche, combattimenti di gladiatori, scene di caccia alle belve, corse di bighe e perfino spettacoli acquatici. Aumentò enormemente il numero delle feste destinate alla plebe di Roma e delle grandi città dell’Impero. Il motto panem et circenses ( pane e divertimenti) indicava uno degli strumenti utilizzati per assicurarsi il consenso delle grandi masse urbane: la distribuzione gratuita di pane e l’offerta di spettacoli popolari che rispondevano a un gusto molto diverso da quello del colto e raffinato pubblico greco. I veri divi erano ormai i gladiatori che combattevano sfide mortali sperando in una possibile liberazione dalla schiavitù come premio finale. Molto popolari erano le venationes, grandiose scene di caccia con animali esotici, che venivano dalle più lontane province dell’Impero. E poi numeri di destrezza con giocolieri, cavallerizzi ed equilibristi. Nei circhi ( come il Circo Massimo di Roma) si organizzavano spettacoli di corse di brighe e negli anfiteatri venivano addirittura ricostruite battaglie navali. NON mancarono, con la crescente diffusione del Cristianesimo, le critiche agli eccessi e alla crudeltà degli spettacoli circensi. Dopo il VI secolo, l’ostilità della Chiesa ne causerà la proibizione e per alcuni secoli in Europa si ebbe una quasi totale scomparsa delle rappresentazioni teatrali.

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