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Catone - Vita e Ideali


E’ il più grande esponente dei tradizionalisti e viene ricordato per la sua ostinazione nel voler distruggere Cartagine (famosa è la sua sentenza “Carthago delenda est”) e perché diede il via alla seconda guerra punica.
Vedeva la cultura ellenica come corruzione della moralità dei romani, ammaliatrice dei boni viri che deviano allontanandoli dalle proprie tradizioni: considerava la tradizione l’unico modo per preservare la Repubblica. Oggi con il termine “morale” si fa riferimento alla correttezza o meno di qualcosa in ambito di azioni e comportamenti ma è un aggettivo che deriva da “mos” e perciò il suo significato letterale è “dell’usanza, della tradizione”.
Pur appartenendo a una famiglia medio-plebea era considerato un homo novus, un uomo nuovo, perché non aveva nelle sue radici familiari nessuno che avesse acceduto alle magistrature ma era riuscito a entrare in politica. Ricoprì vari incarichi, tra cui quello di console (massima autorità e potenza politica) e quello di censore, che lo ha fatto passare alla storia sebbene sia meno importante. Durante il suo lavoro da censore trasformò il significato di censura: oggi il censore è colui che impedisce di fare o vedere qualcosa, prima faceva solo il censimento.
La sua moralità viene definita doppia perché la storia riporta informazioni contrastanti: sembra che nella vita privata non fosse coerente con ciò che diceva in pubblico.
Le contraddizioni afferiscono alla sua formazione dato che parlava greco e aveva una cultura di carattere umanista; questo testimonia il fatto che non negava totalmente questo tipo di conoscenza ma la considerava unico appannaggio (privilegio) dei ricchi che potevano permetterselo, con una concezione molto elitaria.
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