Gaio Lucilio nacque a Suessa Aurunca, ai confini tra il territorio laziale e quello campano e morì a Napoli. l’anno della sua morte fu il 102 AC, mentre è incerto quello della sua nascita: san Gerolamo, indica come data il 148 AC, ma è per lo più rifiutata perché poco congruente con le altre date della sua vita. alcuni hanno proposto come data il 180 A, perché entrambi i consoli avevano il nomen e cognomen uguali a quelli del 148 AC, questo potrebbe aver creato confusione. la sua famiglia era molto ricca e molto in vista nella sua città ed aveva vari possedimenti nell’Italia meridionale.

ad un certo punto della sua vita, venne a Roma, dove acquistò un palazzo di grande lusso ed entrò a far parte dell’entourage di Scipione Emiliano e Lelio. infatti fu al seguito di Scipione in Spagna, durante la presa di Numanzia, nella campagna del 134-135 AC. nel 133 AC ebbe inizio una serie di rivolgimenti sociali molto accesi, con al centro Tiberio Gracco e la sua lotta per la distribuzione dell’ager publicus, in aperto contrasto con la nobilitas, nel 129 AC morì lo stesso Scipione. ebbe una grande amicizia con Clitomaco, capo dell’Accademia platonica, che gli dedicò un libro. morì intorno al 102 AC, a Napoli


Lucilio fu riconosciuto come l’iniziatore della satira, un genere poetico che, come ricordava il retore Quintiliano, fu l’unico inventato dai Romani: satura quidem tota romana est. la satira si presentava come una raccolta di componimenti in esametri, autonomi tra loro, in ognuno dei quali il poeta toccava argomenti vari legati alla quotidianità privata e pubblica, parlando in prima persona ed esprimendo le sue opinioni: molto spesso raccontava i vizi della società romana. la prima caratteristica della satira era infatti l’aggressività degli attacchi personali.(Orazio richiama esplica temente, come ispirazione per Lucilio, la Commedia Antica di Aristofane). il tono generale era umoristico ed ironico ed anche l’aggressione personale si congiungeva sempre ora al sorriso ora alla risata beffarda.

il termine satira, che in latino è satura, è una forma dell’aggettivo satur, che significa “pieno zeppo” e va riferito alla varietà di argomenti che contraddistingueva il genere (la satura lanx era un piatto di offerte votive agli dei che raccoglieva le varie primizie della stagione, satura nella gastronomia, intendeva un ripieno di uva passa e vari ingredienti ed esisteva anche una lex per saturam, una legge che prendeva in considerazione vari provvedimenti non legati tra loro)

la sua opera ci è arrivata frammentata . sappiamo che scrisse circa 30 libri di Satire. di tutto questo materiale ci sono pervenuti frammenti per circa 1270 versi quasi tutti brevissimi e quasi sempre citati non per il contenuto ma per forme lessicali e grammaticali. la successione dei libri, segue un criterio metrico e non cronologico, i primi libri in ordine di composizione furono i cinque posti al termine della raccolta (XXVI-XXX), ancora in metri vari(senari giambici, tetra metrici trocaici, distici elegiaci), mentre gli ultimi sono tutti esametri

egli attaccava gli uomini politici incapaci e viziosi(come nel libro I in cui attaccava Lupo, attribuendogli tutti i mali di Roma o nel II dove prendeva in giro Albucio, che era a caccia di notorietà), ed era solito descrivere in genere i vizi della società cittadina(nel libro IV si parlava dei vizi della città opposti alle virtù). Lucilio affrontava anche le polemiche letterarie, ma amava pure parlare della propria vita privata, raccontandone episodi particolarmente divertenti (come ad esempio nel libro III, dove racconta del suo iter Siciliam, da cui Orazio ricava la storia per l’iter Brundisinum), ma anche parlando d’amore, un libro intero o il XVI o il XVII era dedicato ad una donna Collyra, ed il nome stesso ne costituiva il titolo.(sottolinea ad esempio i pericoli del matrimonio, secondo un topos della commedia).

una prima motivazione e caratteristica dell’ispirazione alla satira, fu una forte ispirazione morale, ispirazione che gli attribuì Orazio, il quale accenna al suo parlare ad personam, egli critica infatti le virtù degli uomini, che in realtà dovevano rappresentare le qualità dell’uomo del circolo degli Scipioni.

della sua lingua furono caratteristici: il forte realismo, inteso come la capacità di poter trasformare la poesia in un componimento meno poetico, parlando appunto della quotidianità, la scelta linguistica infatti era molto legata al sermo, al parlato delle persone di media cultura facendo delle sue satire un vero e proprio discorso con i suoi amici. di questa esuberanza si parla anche nella scelta linguistica come ad esempio alcune parole “combibo”, “deblaterare”.

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