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Tra il II e il III secolo inizia anche a svilupparsi un nuovo tipo di letteratura, quella latina cristiana, caratterizzata dal genere dell’Apologetica che deriva dal greco apologhia e che significa letteralmente “discorso di autodifesa” ma che viene esteso al significato di difesa o esaltazione di un’idea, di una dottrina o di una fede. In queste opere i Cristiani, oltre a ribattere alle accuse, affermavano con orgoglio la bontà della propria scelta religiosa e la moralità della propria vita.
Si possono distinguere apologisti (o apologeti) provenienti sia dall’Oriente greco sia dall’Occidente latino, tra questi ultimi troviamo Tertulliano.
Quelli appartenenti alla parte orientale dell’impero avevano la necessità di distinguersi dagli Ebrei e dagli eretici ma anche da coloro che praticavano altre religioni non tradizionali. Essi utilizzavano la lingua greca e un bagaglio di strumenti culturali di derivazione classica, in particolare, della filosofia platonica e stoica.

Il loro atteggiamento verso la tradizione culturale pagana era più conciliante, meno intransigente rispetto agli apologisti latini. È opportuno ricordare Aristide di Atene e Giustino.

Tra le opere ricordiamo gli Acta martyrum, che descrivono il martirio di alcuni cristiani, vittime delle persecuzioni, redatte generalmente da altri fedeli in cui si insiste generalmente sul coraggio nell’affrontare la morte, cui si contrappone l’ottusità dei funzionari imperiali. I martiri sono quindi considerati eroi ed exempla virtutis. Le Passiones invece sono opere che indicano resoconti dei martiri particolarmente mossi, variati e commoventi. Dall’ampliamento del modello martirologico sorse progressivamente una vera e propria letteratura di tipo agiografico che ebbe grande fortuna in età medievale.

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