Indice

  1. Epigrammi encomiastici
  2. La bella fabulla
  3. Il console cliente

Epigrammi encomiastici

In molti epigrammi autobiografici Marziale parla della propria condizione di cliente nella società romana. Quando viene invitato a cena, racconta di ricevere spesso un trattamento umiliante. Il sistema del clientelismo obbliga il poeta ad adulare il patrono e a non dire ciò che pensa veramente: per questo fame e libertà sono spesso inconciliabili. Marziale riflette spesso anche sulla difficoltà degli scrittori di vivere grazie alla letteratura e sulla necessità di avere il sostegno economico dei ricchi patroni. In un famoso verso afferma che, se esistessero nuovi Mecenati, non mancherebbero nuovi Virgili. Marziale desidera una vita semplice, fatta di tranquillità, salute, amicizia e libertà personale. Questo ideale ricorda anche quello del giusto mezzo proposto da Quinto Orazio Flacco. Quando torna nella sua città natale, Bilbilis, dopo aver lasciato la vita frenetica di Roma, descrive con gioia questa nuova condizione più serena. Come poeta-cliente, Marziale dedica epigrammi e interi libri all’imperatore Domiziano, di cui celebra le virtù, come la clemenza. Grazie al suo governo, Roma viene descritta come un’epoca di pace e prosperità. Dopo la morte dell’imperatore della dinastia flavia, Marziale dedica epigrammi celebrativi anche ai nuovi imperatori Nerva e Traiano. Altri epigrammi di elogio sono rivolti anche ad amici e protettori del poeta, come Giulio Marziale e Silio Italico.

La bella fabulla

L’epigramma La “bella” Fabulla di Marco Valerio Marziale appartiene alla raccolta degli Epigrammata (VII, 79) ed è scritto in endecasillabi faleci, il metro tipico degli epigrammi latini. In questo breve componimento il poeta mette in scena una situazione ironica per prendere in giro una donna chiamata Fabulla. Nel testo Marziale osserva che Fabulla ha soltanto amiche molto vecchie e addirittura più brutte di lei. La donna porta sempre queste amiche con sé in ogni occasione della vita sociale romana: ai banchetti, nei portici e nei teatri. Il poeta sottolinea quindi che Fabulla sceglie intenzionalmente di circondarsi di donne dall’aspetto peggiore del suo per sembrare più giovane e più bella per confronto. Il significato dell’epigramma emerge soprattutto nel verso finale, dove il poeta afferma con apparente elogio: “Così sei bella, Fabulla, così sei una ragazza”. Anche il confronto continuo tra Fabulla e le sue amiche serve a evidenziare il carattere sarcastico dell’epigramma.

Il console cliente

In cambio il patrono offriva protezione e aiuto economico. Marziale stesso, come molti intellettuali del suo tempo, visse questa esperienza di dipendenza dai potenti. Nel componimento il poeta si rivolge a un uomo chiamato Paolo, che ricopre addirittura la carica di console. Nonostante il suo alto rango, Paolo continua a comportarsi come un cliente: la mattina visita moltissime case per salutare i potenti, li chiama con espressioni servili come “padrone e signore”, li segue nella lettiga e li applaude quando recitano i loro versi. Questa situazione crea una competizione umiliante tra i clienti, che cercano di ottenere il favore del patrono con lodi e gesti di sottomissione. Marziale osserva con amarezza che, se perfino un console si comporta così, per lui che appartiene a una condizione sociale più modesta non resta alcuna possibilità di distinguersi. Il poeta si sente quindi schiacciato da questa concorrenza e vede ridotta la propria dignità. Il significato del componimento si concentra nell’ultimo verso: “La vostra porpora ha dato il benservito alle nostre toghe”. La porpora era il simbolo dei magistrati e delle cariche più alte, mentre la toga rappresentava il cittadino comune. Con questa immagine Marziale vuole dire che persino chi possiede le cariche più prestigiose è costretto a comportarsi come un cliente servile. L’epigramma diventa così una critica alla società romana del tempo, nella quale la ricerca del favore dei potenti ha ormai superato la dignità personale.

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