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Contesto Storico e letterario della seconda metà del Secondo Secolo a. C.


Nella seconda metà del secondo secolo vi sono elementi di enorme espansionismo, Roma diventa “caput mundi” ma al contempo comincia la crisi che causerà l’implosione della Repubblica.
La crisi inizia con lo scontro tra filoellenici e tradizionalisti: questi ultimi pensavano che la repubblica sarebbe crollata a causa degli stranieri, ma in realtà imploderà per questioni interne.
Una prima causa è dovuta all’arricchimento che ha portato alla formazione della classe sociale della cavalleria: gli “equites” si erano arricchiti partecipando ai conflitti e appropriandosi dei nuovi territori. Si crea dunque un contrasto tra questi nuovi ricchi e il ceto nobiliare senatorio di riferimento precedente.
Le province vengono viste come luoghi da sfruttare per avere ricchezza ma anche luoghi di corruzione perché tutti le vogliono gestire; sono un altro elemento di arricchimento che porta alla crisi: alcuni ceti si arricchiscono ma medi e piccoli proprietari terrieri devono vendere ai grandi proprietari. Si crea così il latifondo e questi uomini sono sommersi dai debiti perciò vanno in città e diventano parte del proletariato, vivono di elemosina e delle razioni di cibo gratuite.
La sete di potere e di conquista crea la personalizzazione degli eserciti, a cui Catone era contrario: prima l’esercito era legato solamente alla Repubblica, intorno all’anno 100 si formano degli schieramenti che combattono per il loro “dux” e non per lo stato.
L’esempio più calzante di questo fenomeno è lo scontro tra gli eserciti di Mario e Silla che rispondendo solo al loro duce si combattevano tra loro. La personalizzazione dell’esercito porta alla crisi, infatti la repubblica diventa un impero dato che occupare un incarico per troppo tempo porta a un abuso del potere, che diventa privatistico.
A Roma classica nasce la politica moderna, con i due eserciti che formano i due principali partiti di riferimento dell’epoca, gli optimates dalla parte delle classi alte e i populares che sostenevano i ceti meno abbienti.
Un altro evento dell’epoca degno di nota è la morte dei fratelli Gracchi, i quali proponevano una riforma agraria che ridistribuisse le terre ai ceti meno abbienti per riequilibrare le ricchezze e le classi sociali eliminando gli scompensi. Oltre a ciò volevano estendere la cittadinanza romana alle popolazioni circostanti perché questa dava maggiori diritti rispetto a quella italica. Questi tentativi furono fallimentari ma i diritti vennero conquistati circa vent’anni dopo dalla lega italica.
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