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Appio Claudio Cieco e la nascita dell’oratoria


Appio Claudio era un patrizio di origini sabine che è l'esempio che rappresenta il primo e assoluto avvicinamento alla letteratura. Egli fu comandante militare durante le guerre sannitiche, nel 312 a.C. fu censore, nel 307 a.C. e 296 a.C. fu console e fu oltretutto anche un grandissimo e stimato oratore.
Secondo le fonti la sua è stata la prima orazione che venne trascritta e conservata fino al I secolo a.C.; quest’orazione fu declamata e trascritta nell'anno 280 a.C. per dissuadere il Senato dal siglare la pace con Pirro, re dell’Epiro.
Appio Claudio Cieco scrisse una raccolta di massime, intitolata CARMEN DE SENTENTIIS, di cui ci sono giunte solo tre sententiae; la più famosa è “Fabrum esse suae quemque fortunae” - che ciascuno è artefice della propria sorte; questa massima rispetta la mentalità romana dell’epoca repubblicana secondo cui l’uomo ha un destino prosperoso dinanzi a sé solo rispettando i valori del Mos Maiorum. Appio Claudio Cieco rivestì un ruolo anche nel diritto romano: nel 304 a.C. fece pubblicare il “civile ius”/”ius flavianum”, ossia un testo contenente le procedure da seguire per fa sì che il cittadino ricorresse alle leggi. Ciò rappresenta un passo in avanti verso la democrazia.
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