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Quinto Ennio

Quinto Ennio, come Livio Andronìco, fu originario della Magna Grecia.
Nacque nel 239 a.C a Rudiae, nell'attuale Puglia.
Combattè nella seconda guerra punica, poi Catone, quando il poeta aveva 35 anni, lo condusse a Roma.
Era legato da profonda amicizia con Scipione l'Africano, di cui celebrò le imprese nel grande poema epico-storico Annales.
Nel 184 a.C. ottenne la cittadinanza romana. Morì nel 169 a.C.
Gli Annales

L'opera principale di Ennio è un poema epico, in diciotto libri, intitolato Annales.
Si conservano maggiormente frammenti, di cui circa seicento versi.
Il titolo indica sia l'ordine cronologico della narrazione, sia il suo oggetto, la storia di Roma, dalle origini all'età contemporanea.
Nel seguito del proemio, il poeta narra un sogno in cui gli appare l'immagine di Omero, che gli rivela che proprio in Ennio viva, reincarnata, la sua anima. Ennio, infatti, si presentava come erede di Omero, affermando così la sua assoluta eccellenza poetica.
Nel proemio del VII° libro, ribadisce la consapevolezza del proprio valore poeico.
La narrazione della storia di Roma ha inizio dalla caduta di Troia e dall'arrivo di Enea nel Lazio:

Il I libro narra della madre di Romolo e Remo fino al regno di Romolo;
I Libri II e III raccontano la storia degli altri re e la repubblica fino alla guerra tarantina;
I libri IV - VI sono dedicati alle guerre contro i popoli italici e contro Pirro;
I libri VII-X trattano le guerre puniche, tra cui la seconda aveva grande risalto rispetto alla prima;
I libri XI-XVI contengono la guerra siriaca contro Antioco e le imprese romane in Etolia;
I libri XVII-XVIII narrano la storia di Roma fino alla guerra istriana del 178 a.C., cioè i fatti più vicini al tempo di Ennio.

Lo stile di Ennio è elevato e solenne, ricorrendo spesso a termini arcaici intenzionali. Punta molto sulle figure di suono e fa un uso esasperato dell'alliterazione.
I frammenti confermano la tendenza alla sperimentazione stilistica e la ricerca di effetti insoliti.
Gli Annales sono una grandiosa celebrazione della romanità.
Il racconto enniano è caratterizzato da una concezione individualistica della storia.
Ennio esalta l'eroe della seconda guerra punica, Scipione l'Africano.
Ricorre a originali versi formulari, create sul tipo di quelle omeriche.

Il teatro e altre opere

Della produzione comica di Ennio si conservano solo due titoli e cinque in tutto.
Egli eccelleva più che altro nella tragedia. Tutte cothurnate, rimangono una ventina di titoli e circa duecento frammenti per un totale di poco più di quattrocento versi. Le tragedie enniano erano ancora rappresentate nell'età di Cicerone. Per quanto riguarda i modelli greci da cui si attingeva, sembrava aver preferito Euripide, ma lo stato gravemente mal messo dei testi non consente affermazioni sicure.
Lo stile tragico enniano è caratterizzato da forti artifici drammatici e patetici. Ennio vuole suscitare nel pubblico emozioni intense e a questo scopo ricorre ad un linguaggio molto elaborato.
Le tragedie di Ennio recavano sulla scena e proponevano alla riflessione, importanti problemi politici, morali e religiosi.
Scrisse due preteste, di cui una ambientata nella Roma delle origini, l'altra celebrativa di un'impresa bellica: Sabinae.
Si ricordano di Ennio numerose opere minori che testimoniano la ricchezza e la varietà dei suoi interessi culturali e anche la disponibilità dei romani a conoscere la cultura greca.
L'Euheremus, per esempio,(scritta in prosa) era ispirata alle idee di Eumero di Messina, secondo cui gli dei sarebbero stati grandi uomini, resi divini dopo la loro morte.
Nei frammenti dell'Epicharmus, in versi, restano tracce di un'interpretazione "fisica" della religione mitologica.
Ennio scrisse anche satire caratterizzate da varietà di metri e di temi.
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