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Catullo - Visita Alla Tomba Del Fratello


Questo carmen, il numero 104, rientra nell’ambito dei valori familiari, ed è il resoconto della visita dell’autore sulla tomba del fratello morto durante un viaggio in medio oriente.
E’ importante perché dimostra la varietà dei temi affrontati attraverso il componimento e indica la consapevolezza della necessità della morte e fa trasparire la volontà di mantenere un legame col fratello.

Traduzione

Dopo che ho viaggiato per molti popoli e per molti mari giungo, o fratello, a questa misera tomba per donare a te l’estremo dono della morte e per parlare inutilmente con le tue ceneri mute, poiché la fortuna ha sottratto te stesso a me, o mio triste fratello, ingiustamente sottratto a me! Adesso, invece, nel frattempo, raccogli queste offerte che sono state tramandate secondo l’antica usanza dei padri come un triste omaggio alla tomba, questi doni bagnati del pianto fraterno, e in eterno, o fratello, addio.

Analisi

Etimologicamente, il termine “aequora” proviene da “aequs”,pari, e indica una distesa pianeggiante dunque un mare piatto e navigabile; “misera” poi non ha valore dispregiativo pertanto può essere sostituito con squallida o triste. Con “estremo dono" si può intendere l’ultimo saluto, ma “munere” indica anche l’offerta votiva che si compiva in onore dei Mani per ingraziarseli; il termine “fortuna” ha un’accezione molto negativa perché indica il triste destino e viene espressa la volontà di rendere omaggio alle ceneri ma instaurare anche un tentativo di dialogo con queste: questo però è destinato a fallire, e si propone l’obiettivo ossimorico di dialogare anche in assenza dell’interlocutore. Dà importanza al gesto che compie, che si configura come interno alla tradizione e che pertanto è giusto compiere, e fungerà da esempio a Foscolo per il suo sonetto “In morte del fratello Giovanni”.
A livello lessicale, “donarem” non è seguito dai complementi classici che ci si aspetterebbe (il dativo) ma da un accusativo e ablativo strumentale che stanno a significare l’accezione di “omaggiare lui per mezzo di”; vi è una continua ripresa del vocativo frater, che indica un tentativo di dialogo, e viene ripetuto anche “ad inferias” che sottolinea l’idea del moto a luogo. “Ave atque vale”è una forma di saluto definitivo, poiché congiunge il saluto in ingresso, ave, e quello in uscita.
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