Gaio Valerio Catullo

è il più celebre tra i poetae novi e fu il più grande pota d’amore dopo saffo. secondo San Gerolamo, nel Chronicon, Catullo nacque nell’87 AC, a Verona, nella Gallia Cisalpina e morì nel 57 AC. il poeta però non visse a lungo. si stabilì presto a Roma, dove trovò amici e amore. l’amata che identifica in Lesbia, o meglio in Clodia, propabile sorella di Clodio, e moglie di Metello Cerere. testimoniato nel “Liber”, è un viaggio in Bitinia a seguito del propretore Memmio, per guadagnare qualche soldo, pratica che era molto usata all’epoca. tornato si trasferisce nella villa di famiglia a Sirmione, a Garda.

l’opera poetica, il Liber, consiste in una raccolta d 113 carmi, numerati dal 1-116, da quando nel 1554 il muretus inserì nel 18-19-20, tre carmi non presenti nella tradizione. i carmi sono disposti, in relazione al metro. dall’1-60 sono di metro vario, dal 61-68 sono quello di maggiore impegno letterario (carmina docta), dal 69-116, sono distici elegiaci. la raccolta risale a dopo la sua morte, la dedica a Nepote, e li ricorda come nugae (sciocchezze). Catullo è un poeta novus, e come tale rientra in questa scuola che si unisce per scelte espressive, per origine geografica per comunanza spirituale. Catullo sposa le linee base della scuola neoterica. la centralità della poesia nella vita, il rifiuto dell’attività politica, l’adesione alla poetica alessandrina, il rifiuto della poetica tradizionale romana legate alla civis.

la poesia è parte integrante del suo essere(è sinceramente commosso, quando scrive un biglietto poetico al suo amico Lucinio Callo, con il quale aveva passato la sera precedente a inventare carmi). Catullo elabora un nuovo linguaggio basato sulla semplicità e sulla quotidianità (basium, invece di osculum). secondo lui la suggestione poetica si basa sul come viene usata la parola non sull’aulicità di essa. le parole utilizzate diventano “poetiche”, per la loro posizione, in base al rapporto tra loro e agli accenti metrici.

nessun poeta prima di lui aveva offerto la sua storia d’amore ed insieme la sua anima così personalmente, esprimendo sentimenti, che andavano contro il decorim del vir romanis. da giovane, Catullo incontra una donna che chiamerà Lesbia,(che prende il nome dall’isola dell’egeo dove nacque la poetessa Saffo). il poeta poi svela che il nome vero è Clodia, famosa per l’orazione Pro caelio di Cicerone. l’espressione più alta d’amore si ha in primis nelle prime poesie del liber (carme V) “Vivamus mea Lesbia atque amemus”, esortazione dell’amore come valore prioritario, la secondo è il disprezzo per la morale dei senes severiores. il terzo è sull’insicurezza e la paura che stanno dietro l’amore. Lesbia ha la venustias e la grazie e l’intelligenza dalla sua parte (LXXXVI). al fondo dell’idea dell’amore di Catullo, ma ancora del dramma, è un progetto destinato al fallimento. Catullo basava il suo rapporto amoroso sul foedus, che derivava dalla fides, concetto molto importante per i Romani. il dramma scoppia quando il foedus diventa unilaterale. tra i due c’è un abisso (carme VIII), in cui Lesbia chiede quanti baci lo soddisferanno (lui risponde che non si possono numerare i granelli del deserto della Libia). Catullo assume l’idea di Vesanus “pazzo d’amore”, e scrive Odi et amo.

in questo frangente riveste i panni degli uomini tradizionalisti che tanto disprezzava, alternando periodi di vittimismo a periodi di aggressività violenta, in cui Lesbia si trasforma in una strega del sesso.(Catullo le augura di tenersi stretti i suoi amanti e lei d’altra parte spella i Romani). grande è infine l’elegia LXVIII, che rimandano ai carmina docta. al’amicizia si dedicò con tutto se stesso, era infatti importante la comunanza di vita tra i suoi amici. si può essere venusti, senza essere necessariamente poeti, ed infatti le testimonianze più sincere agli amici Fabullo e Veranio. intenso era anche il rapporto con la famiglia e la casa (come il carme per Sirmione o per la morte antetempo del fratello nella Troade). alla passione per Giovenzio dedica 4 carmi(l’amore omosessuale era tollerato a Roma).

la tradizione greca (poesia scopitica) che era alimentata sia dal genere giambico e dalla commedia di Aristofane, fa si che Catullo si inserisca nell’epigrammatica con il fulmen in clausula, e lo spirito umoristico (XII dove riprende Pollione che ha l’abitudine di togliere i tovaglioli dei commensali, o per Mamurra che approfitta delle amicizie politiche). Gli epitalami che vanno dal 61-72 sono componimenti per le nozze. nel carme LXI in 235 versi brevi, celebra le nozze di Manlio e Vinia, con allusione erotiche, descrive i due sposi e le gioie del matrimonio. il carme LXII, in 66 esametri è uno scambio di battute tra un semicoro di ragazze e un semicoro di ragazzi. il carme LXIII è l’Attis, un epillio, un racconto mitico alessandrino, che ha le radici dell’asia minore, riferita alla dea Cibele.

epillio più tradizionale è il carme LXIV dove vengono narrate le nozze di Peleo e Teti. venne costruito con la tecnica dell’incastro, al centro delle nozze vi è un racconto nel racconto, l’illustrazione della scena che abbellisce la coperta degli sposi (arianna e Teseo). il carme LXV, è un’epistola poetica in distici elegiaci, ed apre la seconda parte del liber ed è rivolta ad Ortalo a cui dedica il LXVI che è la traduzione della chiome di Berenice, nel LXVII dialoga con una porta di casa di Brescia. il carme LXVIII è un’elegia, che alterna motivi mitici(la guerra di Troia), con motivi personali (Lesbia).
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