Catullo

Carme 8: Dopo il tradimento, tra autocommiserazione e invettiva


I temi e le idee


1. Nella prima sequenza si comprende il dialogo con se stesso del poeta dal vocativo Catulle nel primo verso, e come si rivolga a se stesso alla seconda persona, con delle esortazioni. L’apostrofe all’amata si evince invece dalla serie di interrogative fra i versi 16 e 18. L’ultima sequenza si caratterizza per il ritorno del vocativo Catulle, e le esortazioni a se stesso.
2. Il poeta si mette alla prova: inizialmente è convinto nel dimenticare il passato e tenere duro, poi ricorda i bei momenti passati con l’amata Lesbia, e come un tempo tutto fosse solare e gioioso; ma la memoria termina nell’esortazione a essere forte, a resistere, anche con una sorta di avversione all’amata.

La lingua e lo stile


3. I verbi al presente, come desinas, vides, ducas, non volt, noli eccetera evocano sentimenti negativi, privi di speranza e ormai rassegnati a dimenticare e abbandonare ciò che è stato. I verbi al passato, invece, come fulsere, ventitabas, ducebat, fiebant, volebas, nolebat, evocano sentimenti positivi, che ricordano un tempo felice e pieno di gioia, ora però appartenente, appunto, al passato.
4. Gli imperativi servono al poeta stesso ad imporsi di dimenticare, di considerare perduto ciò che è perduto, e infine di tenere duro, resistere, e superare questo momento. Sono il simbolo dunque della resistenza di Catullo al dolore per la perdita dell’amata.
5. I principali sono: puella, iocosa, scelesta, bella, basiabis, mordebis.

Carme 31: Ritorno a Sirmione


Comprensione


1. Il carme XXXI di Catullo ha come tema principale il ritorno del poeta nella sua villa di Sirmione. Nei primi versi Catullo elogia la città di Sirmione, e parla della gioia con la quale vi è ritornato. Il poeta si riferisce poi al suo viaggio in Bitinia, e afferma che non c’è nulla di più felice che liberarsi di tutti i pensieri e tornare al proprio desiderato letto. Il carme termina poi con un’esortazione di Catullo alle acque del lago di Lidia a festeggiare il loro padrone con grandi risate.
2. Catullo si era recato in Bitinia nel 57 a.C. (ed è quindi questo l’anno a cui si può far risalire la composizione del carme) per visitare la tomba del proprio fratello.
Analisi
3. Vocaboli relativi alla gioia del ritorno: Paene, ocelle, laetus, liquisse, tuto, beatius, desideratoque, venusta, gaude, gaudete, ridete, cachinnorum; quelli relativi alla pena del viaggio: Thyniam, Birthynos, labore, peregrino, fessi, laboribus.
4. Si trova una metafora (ocelle), una metonimia (Neptunus), delle allitterazioni (insularum insularumque – te in tuto) e un’anastrofe (laborem ad nostrum).
5. I termini colloquiali presenti nel testo sono: ocelle (che significa “pupilla”, e indica con una metafora Sirmione), vix mi ipse credens (che equivale a “non mi par vero”), cachinnorum (che significa “risate”, e come onomatopea serve a ricordarne il suono).
6. Le realtà naturali che vengono personificate sono in primo luogo Sirmione, definita come una “pupilla”, poi Nettuno, che rappresenta il mare. Nel penultimo verso anche le onde dell’acqua vengono personificate: il poeta chiede loro infatti di ridere.

Contestualizzazione


7. Catullo considera il viaggio come sinonimo di insicurezza e pericolo: O quid solutis est beatius curis, cum mens onus reponit ac peregrino labore fessi […]. Per questo motivo il poeta elogia così tanto il ritorno a casa e l’ambiente in cui vive: Sirmione è simbolo di sicurezza, non solo poiché a casa sua Catullo è libero dai pericoli del mondo, ma anche perché lì, fra l’affetto di amici e parenti, può per un momento dimenticarsi dei propri sentimenti, che invece emergono troppo dolorosamente durante il viaggio. Non va dimenticato inoltre che il viaggio dal quale Catullo è appena tornato è quello in cui ha fatto visita alla tomba del fratello. Anche Virgilio, per riferirsi ad un altro autore latino, sviluppa il tema del viaggio come un percorso doloroso che porta, al suo termine, ad una condizione di salvezza e beatitudine.

Carme 101: Sul sepolcro del fratello


Comprensione


1. Il sepolcro si trova nella regione greca della Bitinia.
2. Catullo tende a mettere in evidenza la distanza fra la sua condizione di uomo vivo e la condizione del fratello, morto, come una cenere muta. Si è recato sulla tomba del fratello per portagli il dono di morte, come vuole la tradizione, e per dirgli addio per sempre, ed è su questo che il poeta concentra il suo carme.
3. Catullo si rende conto che suo fratello, in quanto morto, è ormai perduto per sempre: tutto ciò che può fare è commiserarsi per una tale perdita e parlare invano a un mucchio di ceneri che non possono sentirlo, onorando la tradizione degli antichi.

Analisi


4. a) L’interiezione heu rappresenta un’esclamazione di dolore, e serve a rendere più viva la drammaticità del carme.
b) I vocativi frater, mier indigne frater adempte, frater fanno sembrare che il poeta si rivolga effettivamente al fratello, e indicano inoltre un monologo carico di pathos e dramma.
c) L’allitterazione della m lega termini riguardanti la sfera affettiva come miseras, miser.
5. La forte presenza di vocativi conferisce drammaticità e carica emotiva al discorso di Catullo.
6. Catullo utilizza il congiuntivo imperfetto come se il verbo reggente advenio appartenesse in realtà al passato.

Approfondimento


7. Il sonetto di Foscolo riprende, del carme catulliano, il tema della distanza fra il mondo dei vivi e il mondo dei morti, mentre gli altri temi sviluppati sono nuovi e non si trovano nell’originale latino. Per quanto riguarda Caproni, il riferimento a Catullo è evidente: viene ripreso il tema del viaggio (attraverso la neve), del “silenzio” della morte (Il gelo della tua morte), del rito religioso (Ho detto anch’io le mie preghiere di rito) e dell’eterno commiato (per dirti addio […] fratello mio). A mio parere il testo più efficace è il terzo, di G. Caproni: l’ambiente innevato, ghiacciato e gelato rende l’idea della morte, oltre al contrasto fra il bianco della neve (mondo dei vivi) e il nero della tomba (mondo dei morti).
Carme 46: Arriva la primavera: è tempo di tornare

La struttura e i temi


1. Nella prima sezione Catullo parla della primavera e dei segni del suo arrivo (le tempeste e Zefiro); nella seconda sezione si concentra sui luoghi dov’è diretto e quelli che deve abbandonare (le città asiatiche, la Frigia e la Nicea); nella terza sezione si riferisce all’irrequietezza che precede il momento della partenza (la mente trepida, i passi lieti fremono di gioia); nella quarta ed ultima Catullo saluta i suoi compagni di viaggio.
2. Quella nella regione greca della Bitinia, presso il sepolcro del fratello del poeta.
3. I principali amici di Catullo, quelli a cui fa riferimento nel suo liber, sono: Veranio, Cornelio Nepote, Elvio Cinna, Ortensio Ortalo e Licinio Calvo.

La lingua e lo stile


4. Si trova un’anastrofe al verso 3 (iocundis Zephyri) e ai versi 7 e 8 (mens praetrepidans – pedes vigescunt); delle anafore ai versi 1, 2 e ai versi 7, 8 (iam); nel testo si trovano allitterazioni della a, della e e della r.
5. Non c’è necessità, a mio parere, in questo carme, di inserire termini colloquiali e familiari in quanto essi servono di solito a caricare di pathos la poesia di Catullo, e vengono utilizzati nel momento in cui il poeta si sente estremamente felice o triste: nel caso del carme ILVI, il poeta sta descrivendo un momento della sua vita e le sue sensazioni a riguarda; il tema dell’amicizia è trattato solo nel finale.

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