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L’organizzazione della fattoria romana


Marco Porcio Catone (234-149 a.C.), detto “il censore” per la sua strenua opposizione alla diffusione in Roma dei costumi greci, in un brano della sua opera L’agricoltura illustra il modo in cui veniva gestita una fattoria romana nel II secolo a.C. La fattoria deve rendere ed essere autosufficiente; il proprietario, secondo un principio che sarà osservato da tutti gli agricoltori fino a quasi i nostri giorni, deve sempre produrre e vendere e non deve mai comprare.

Tutto deve essere fabbricato nella fattoria: arnesi, finimenti, carri, vestiti. Le donne devono filare la lana fornita dal gregge e tesserla durante l’inverno; nella fattoria si frangono le olive e si macina il grano. Il podere deve avere terre destinate a uliveto e a vigneto; un orto ben irrigato (il sovrappiù di legumi si venderà); prati per fare foraggi; seminativi per produrre il grano necessario al sostentamento degli uomini della fattoria e per vendere l’eccedente; un giuncheto [luogo umido dove crescono i salici]per fare canestri e stuoie; boschi per avere il legname da costruzione, o per far aratri e legna da ardere; un frutteto; querce per raccogliere ghiande e un ampio pascolo per tenere liberi i maiali. Quando il capo di casa si reca nella propria fattoria,

faccia innanzi tutto un giro del podere e controlli come sia coltivato; poi si chieda conto al fattore dei lavori fatti e dei lavori non fatti e di quanto resta da fare; controlli il raccolto di uva da vino, di frumento e degli altri prodotti.
Se è stato fatto poco lavoro, ascolti prima le scuse del fattore: che i servi erano ammalati, che alcuni schiavi erano fuggiti, che il tempo era cattivo, che la manodopera serviva per i lavori pubblici.
Dopo averlo ascoltato, rielenchi al fattore quante cose si possono fare nei giorni di pioggia e anche in quelli festivi: lavare le anfore, pulire la casa, trasportare il frumento, preparare il letamaio, scegliere le sementi, accomodare le corde vecchie, farne di nuove, scavare fossati, sistemare la strada pubblica, tagliare i rovi, zappare l’orto, fare fascine, pulire bene dappertutto, rammendare vestiti e cappotti.
Quando tutto questo è stato bene esaminato, bisogna far il conto del denaro, della riserva di frumento, di quanto sia stato messo da parte per il nutrimento del bestiame, infine fare il conto del vino e dell’olio. Il fattore deve vendere tutto ciò che rimane: l’olio, il vino, il frumento; così pure i buoi invecchiati, il gregge e la lana, le pelli, i carri vecchi, i rottami di ferro.

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