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I Carmina, Definizione E Tipologie

Il carattere letterario a Roma antica si crea con i “carmina”, plurale di “carmen”, componimenti in versi definiti prosa ritmica, non poesia poiché non sono giunte a noi testimonianze scritte da poter studiare. I versi di queste primissime testimonianze sono utilizzati per accompagnare momenti comunitari della vita romana, ovvero di vita associata in ambito religioso o giuridico.
La metrica italiana è di tipo accentuativo, e le vocali si dividono in aperte e chiuse, mentre quella latina è di tipo quantitativo dunque il verso è determinato dalla durata delle vocali che si dividono in brevi e lunghe.
La quantità di una sillaba può variare da un tempo a due tempi.
I tipi di carmina sono:
carmen SALIARE, recitato dai Salii, sacerdoti di Marte, che ingraziano questo dio prima dell’inizio della stagione delle guerre con canti e danze beneauguranti. Il termine “tripudio” nasce per indicare un saltello di accompagnamento dei carmina saliaria e in seguito assume il significato di “festeggiamento di un successo”
carmen ARVALE, con cui i sacerdoti pregano le divinità per la fecondità dei campi (l’ “arvum” è infatti il campo coltivato)
carmen LUSTRALE, preghiera che il pater familias innalza al dio Marte perché protegga lui, la sua famiglia e le sue proprietà dalle devastazioni
carmina TRIUMPHALIA, il “ritorno” dei carmina saliari legati ai trionfi in battaglia. Il temrine “trionfo” si riferisce infatti, precisamente, non a un successo generico ma a una cerimonia ufficiale con sfilata; sono presenti tra questi anche dei canti di scherno con cui il vincitore viene un po’ preso in giro per ridimensionare l’importanza che rischiava di ottenere il singolo vincitore.
carmina CONVIVALIA, che venivano eseguiti quando si stava insieme a pranzo, durante i banchetti, e trattavano di circostanze ludiche, prevalentemente orali e non scritti
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