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Bilinguismo



Alle lingue slave: il croato, lo sloveno, il macedone e il serbo, parlate nelle sei piccole repubbliche della Penisola Balcanica, che proprio per questa varietà linguistica rappresenta un vero mosaico di etnie con idiomi propri.
Nell’estremità meridionale della Penisola Balcanica sopravvivono il greco moderno, grazie al prestigio della cultura greca, e l’albanese, parlato in Albania e nelle numerose comunità presenti nelle isole dell’Egeo, in Sicilia e in Calabria.

Un riferimento particolare merita il basco (euskara), la lingua diffusa nelle province spagnole e francesi a cavallo dei Pirenei e affacciate sul Golfo di Biscaglia. L’euskara non presenta alcuna somiglianza con le altre lingue esistenti al mondo, poiché la sua origine risale a un linguaggio preindoeuropeo. Con molta probabilità i baschi discendono direttamente dalle popolazioni europee dell’età della pietra, non si sono mai sottomessi agli invasori e hanno così preservato la loro lingua da ogni contaminazione.

Molto spesso lungo i confini degli Stati, dove i contatti tra i popoli sono stati più frequenti o dove le guerre hanno provocato uno spostamento delle frontiere, si pratica il bilinguismo, cioè l’uso di due lingue ufficiali. A volte questo è segno di una pacifica convivenza e di una positiva integrazione tra i popoli (è il caso della Valle d’Aosta), altre volte nasconde rapporti conflittuali tra la minoranza e il governo nazionale, come nelle province basche della Spagna e della Francia.