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L'Atellana

Non si sa con certezza durante quali feste si rappresentassero a Roma le Atellane, ma probabilmente nelle "Quinquatrus" e nei "Saturnalia". Protagonisti delle Atellane erano attori che interpretavano ruoli fissi, improvvisando su un intreccio di base detto "trica". Le maschere erano simili a quelle della nostra commedia dell'arte. Ricordiamo:
- Maccus, lo sciocco ingordo;
- Pappus, il vecchio scemo;
- Buccus, lo sciocco chiacchierone;
- Dossennus, il gobbo furbo e malizoso;
- Manducus, un orco dalle enormi mascelle che spalancava la bocca e batteva i denti.
Sul piano dei contenuti, l'Atellana si sviluppa come una rappresentazione disperata dei vizi e dei difetti dell'uomo comune. Ad essere prese in giro erano particolari categorie sociali come il contadino e il forestiero, o tipi umani come il vecchio, l'ingordo e il lussurioso; altre volte ci si accaniva sui difetti fisici. La satira di questi personaggi era fatta per lo più all'insegna della volgarità e dell'oscenità e ciò fa pensare che in origine l'Atellana avesse un'altra funzione oltre a quella di suscitare il riso e fosse legata anche ai riti della fecondazione. Tipiche dell'Atellana erano la convenzionalità del linguaggio e la monotonia degli intrecci. Della comicità delle Atellane rimane molto in Nevio e Plauto.

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